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Il Vangelo della Domenica

Il dubbio? Un’occasione per crescere…

Giancarlo Pani

11 Dicembre 2025

San Giovanni Battista in carcere visitato dai due discepoli, Giovanni di Paolo 1455-1460

Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,2-11).

Il Battista, in carcere per aver detto ad Erode la verità scomoda, manda i suoi discepoli da Gesù perché gli rivolgano una domanda fondamentale: «Sei tu “colui che deve venire” o dobbiamo aspettare un altro?» Si tratta di una domanda problematica o, perlomeno, sconcertante. «Colui che deve venire» è il titolo con cui si designava il Messia: Giovanni, sulle rive del Giordano, al momento del battesimo, aveva presentato Gesù come il Messia, e lo aveva riconosciuto tale. Perché allora questa domanda? Ha forse sbagliato ad annunciare il Messia? Perché l’«Atteso» non corrisponde all’attesa?

Il contesto del Vangelo è chiaro su questo punto. L’immagine del Messia che il Battista aveva predicato è profondamente diversa da quella che Gesù realizzava. Il Battista aveva annunziato un giudice che sarebbe venuto a mettere le cose a posto, a separare la pula dal grano, a deporre il grano nel granaio e a gettare la pula nel fuoco. Ora Gesù non fa niente di tutto ciò. Non compie azioni strepitose che lasciano tutti sconvolti; gli stessi suoi miracoli sono discreti e silenziosi, sono gesti di misericordia e di indulgenza, che esprimono il cuore di Dio nei confronti delle conseguenze del peccato e della debolezza umana.

Ecco, dunque, il problema: fino a che Gesù non si presenta in pubblico, non vive in mezzo alla gente, e non dà l’avvio alla sua missione rivelando con crescente chiarezza la sua identità di Messia, sembra pacifico che la figura del Messia salvatore si identifichi con quella del Messia giudice: del re che ha il compito di giudicare e di fare giustizia, mettendo in salvo chi è stato davvero fedele e punendo duramente chi si è comportato male. Di qui lo sconcerto del Battista che identificava la prima venuta del Cristo con quella ultima che sarebbe avvenuta alla fine del mondo, nella parusia.

Il Battista aveva capito la missione di Gesù come poteva comprenderla un uomo santo e illuminato, ma pur sempre un uomo con il carico di dubbi e d’incertezze di ogni essere umano. La missione di Gesù è diversa: egli è il Messia della misericordia di Dio per ogni povero, cieco, zoppo, lebbroso, sordo, bisognoso di verità e di salvezza. «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo». È la novità che Gesù rivela al Battista: il Messia non è il giudice che vince le battaglie o il Messia della logica umana, ma colui che viene a liberare l’uomo dal male e dall’impotenza che lo attanaglia. È un Messia umile, sconfitto, imprigionato, messo a morte come uno schiavo. La sua vittoria passa, per quanto paradossale possa sembrare, attraverso il fallimento e la sconfitta. E solo così diviene vita, misericordia e risurrezione per tutti coloro che non si saranno scandalizzati di lui.

Nella 1a lettura Isaia profetizza i segni messianici che si compiranno in Gesù «che viene a salvarci» (Is 35, 4); Giacomo invece ci esorta alla perseveranza nell’attesa della venuta del Signore.

* * *

Leone XIV: «La pace è possibile e per costruirla serve la collaborazione tra le religioni»

Il dubbio? Un’occasione per crescere…

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

11 Dicembre 2025


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