Non è facile trattare dell’umorismo sotto l’aspetto psicologico, non soltanto per la notevole abbondanza di studi in merito (la nostra stessa rivista se ne è occupata in precedenza[1]), ma soprattutto a motivo dell’occasionalità e puntualità che la caratterizza. La battuta umoristica infatti «si fa», non si teorizza: studiare l’umorismo non significherebbe forse imprigionarlo in una rete concettuale, riducendolo a cosa seria, e quindi in un certo senso a «ucciderlo»? Questa obiezione appare ancora più rilevante qualora si cercasse di applicare l’umorismo alla vita spirituale: in tal caso, non verrebbe «soffocato», mutilato dell’impertinenza che gli è propria?
È invece convinzione di chi scrive che nell’umorismo in quanto tale si può senza forzature intravedere una sua componente spirituale. E, questo, non solo perché raccontare storielle divertenti significa, letteralmente, «fare dello spirito», ma anche perché, come si vedrà, alla base dell’umorismo c’è un senso di distacco, di «trascendenza» che conferisce una luce differente alle persone, alle cose e agli avvenimenti, una luce che giunge dall’alto, benevola, simpatica, ma anche intelligente e sovversiva.
L’intelligenza è un aspetto essenziale dell’umorismo, perché è in grado di leggere tra le righe ciò che capita e può facilitare le relazioni, facendosi prendere a benvolere: «Parliamo di calore dell’umorismo in opposizione alla freddezza e all’acredine dell’ironia, del cinismo, del sarcasmo. Vi è invece mancanza di umorismo là dove l’uomo prende troppo sul serio le debolezze e le miserie della realtà, soprattutto quelle del prossimo […]. Chi sa sorridere senza prendersela troppo per qualche contrarietà o qualche occasione di disappunto, non rimane prigioniero di eventuali tensioni: se le risparmia o in ogni caso sa scaricarle innocentemente prima che si accumulino»[2].
Questo «stacco» si mostra nella struttura stessa del discorso umoristico, che si pone a un livello differente rispetto all’accaduto, sia esso inteso come gioco di parole, come fraintendimento, come battuta[3]. L’avvenimento viene spogliato della sua serietà e drammaticità, anche della sua noia, per essere considerato con lenti differenti, che possono deformare l’azione (come accade nel grottesco), aggredire e ferire (la satira), mostrare l’assurdità di una situazione (il tragicomico), o rivelare elementi nuovi e inattesi (l’arguzia). Queste differenti modalità possono portare al medesimo punto di arrivo: il riso.
Caratteristiche dell’umorismo
L’umorismo richiama alcune fondamentali attività specifiche della vita umana, come il gioco, il riso, la fantasia, l’immaginazione, elementi tutti che hanno a che fare con la dimensione creativa, gratuita, ludica e anche nascosta dell’esistenza: alla base dell’umorismo si trova infatti
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