Che cos’è l’umorismo? Come si manifesta? Quali sono le sue caratteristiche? Il ridere è sempre espressione di gioia o di allegria? Per quanto ciò possa apparire strano, non sono pochi gli psicologi, ma anche gli scrittori e i filosofi, che in vari modi hanno considerato la risata «un fenomeno meno proprio del carnevale quanto piuttosto dell’apocalisse»[1].
Pensiamo, ad esempio, alle ultime pagine del romanzo di Thomas Mann Morte a Venezia: la risata profonda e rauca di un comico napoletano produce nel protagonista un incubo paralizzante. Essa è la rivelazione apocalittica della sua anima decadente e l’anticipazione della sua morte. Il ridere è, in effetti, un fenomeno talmente complesso e ambiguo da rivelarsi un fecondo campo di studio e di analisi.
Ci proponiamo di illustrare in maniera sintetica i diversi aspetti del fenomeno e i vari campi di indagine: innanzitutto affronteremo l’aspetto terminologico, chiarendo meglio che cosa si intenda per «umorismo»; quindi ci soffermeremo sull’aspetto fisiologico, descrivendo che cosa avviene quando si ride; successivamente illustreremo le principali teorie sull’umorismo e faremo alcuni accenni alla psicoterapia, per poi chiudere con una riflessione sull’umorismo e la spiritualità.
Una questione terminologica
Con le espressioni «ridere» e «sorridere», nelle loro mille sfumature, si fa riferimento a manifestazioni esterne di un’esperienza in qualche modo divertente; tuttavia ciò che provoca tali manifestazioni non sempre corrisponde a ciò che si intende per «umorismo». La stessa definizione del termine non è per nulla facile, e le varie classificazioni proposte appaiono tutte più o meno opinabili. In generale «umorismo» e «comico» sono le espressioni più usate per indicare il fenomeno[2], e molti autori — Bergson, Freud, Pirandello, Eco[3] e così via — e dizionari propongono definizioni e distinzioni tra loro dissimili. Sintetizzandole si potrebbero porre in evidenza i seguenti elementi: comico dice «divertimento giocoso, immediatezza, elementarità, incongruità semplici e vistose, ilarità, appartenenza prevalente a una dimensione infantile (o di regressione infantile)»[4]; umorismo invece indica «coinvolgimento di sentimento e riflessione, tecniche più elaborate, incongruità più sottili (non sense maggiormente presente), più appartenente al mondo adulto»[5]. Alcuni segnalano che il comico si esprime tipicamente nel riso, l’umorismo invece nel sorriso.
Tali distinzioni sono ancora generali, e molti sono i casi posti a cavallo tra una definizione e l’altra. In ciò che suscita riso e sorriso rientrano vari fenomeni più o meno umoristici con loro specificità: l’ironia[6], l’auto-ironia[7], l’ironia socratica, il sarcasmo, la satira,
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