«Ora, avvenne che, compiendosi i giorni della sua assunzione, egli [Gesù] indurì il suo volto per andare a Gerusalemme, e inviò dei messaggeri davanti al suo volto» (Lc 9,51). Così suona, tradotta alla lettera, l’introduzione con cui san Luca apre la lunga sezione del suo scritto (cfr Lc 9,51-19,27) nella quale convoglia la restante attività pubblica di Gesù entro la cornice del viaggio che si snoda dalla Galilea a Gerusalemme, passando per la Samaria e la Giudea. Nella traduzione della Conferenza Episcopale Italiana, lo stesso brano suona così: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme, e mandò avanti dei messaggeri». La Città Santa è il punto di arrivo di tale viaggio; in essa si compiranno i giorni della sua «assunzione», ossia quando egli «doveva essere tolto di mezzo» dal mondo nel dies assumptionis, come traduce la Vulgata.
Tale «assunzione» non si limita alla sua ascensione al cielo (cfr At 1,2; 11,22), ma comprende gli ultimi giorni del destino di sofferenza di Gesù sulla terra e la successiva glorificazione, ossia la passione, la morte in croce e la risurrezione. Il dies assumptionis abbraccia quindi l’intero mistero pasquale del Signore. Poco prima di questa solenne introduzione, sotto il nome «esodo» (exodos) significante la «dipartita» da questo mondo e quindi la morte, san Luca fa riferimento al mistero pasquale; è quanto avviene nell’evento della trasfigurazione di Gesù sul monte (cfr Lc 9,28-36): mentre Gesù pregava — annota l’evangelista — «il suo volto cambiò di aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita (exodos) che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme» (Lc 9,29-31). In entrambi i testi ricorre il verbo greco plèroô (cfr Lc 9,31.51) per indicare non solo il punto di arrivo di un cammino, ma il compimento definitivo della missione. Nello stesso tempo entrambi i testi lucani precisano che il luogo geografico di tale compimento è Gerusalemme, la città che uccide i profeti (cfr Lc 13,33-34).
Nell’introduzione lucana alla «relazione del viaggio» di Gesù verso Gerusalemme, colpisce l’annotazione circa la contrazione fisica del Cristo, il quale appunto «corroborò/indurì il suo volto» (to prôsopon estèrisen) lasciando così trasparire, anche visibilmente, la sua ferma decisione di andare fino a Gerusalemme, luogo predestinato per la sua morte in croce. Questo volgere risolutamente il viso verso Gerusalemme
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