foto: Miguel Hermoso Cuesta

IL «MAGNIFICAT» E LUTERO

Quaderno 4005

pag. 236 - 248

Anno 2017

Volume II

ABSTRACT – In una recente biografia su Lutero, lo storico Heinz Schilling ha messo in rilievo la devozione del Riformatore verso Maria, Madre di Gesù, e la sensibilità teologica per il tema mariologico, poi dimenticato e messo da parte dal luteranesimo.

È noto infatti che i protestanti non pregano e non venerano la Madre di Dio. Eppure Lutero ha scritto un commento al Magnificat che è uno dei suoi capolavori: lo traduce in tedesco e lo illustra proprio nel momento cruciale della sua vita, perché è il periodo dell’elaborazione dei testi programmatici della Riforma, della bolla di scomunica e della messa al bando da parte dall’Impero.

Il commento è semplice e lineare: una meditazione spirituale sull’icona evangelica di Maria, scelta per libera grazia di Dio, fino a diventare «l’archetipo biblico dell’elezione per grazia». Lutero si allontana dal modo tradizionale di rappresentare la Madonna, per orientarsi su un piano storico ed esistenziale, e nello stesso tempo ideale: egli non si chiede chi è Maria, ma come vive Maria. In tal modo la vita della Madre di Dio costituisce per il cristiano un modello a cui guardare e ispirarsi. La grandezza di Maria è tutta nel fiat che pronuncia nella fede, cioè nella sua disponibilità a compiere il volere di Dio, anzi nell’offrire il proprio nulla perché la grazia divina lo ricolmi.

Il Magnificat non è l’unico scritto in cui Lutero tratta esplicitamente di Maria. Ne parla diverse volte nelle prediche (circa un’ottantina), nelle lettere e nei discorsi conviviali; c’è pure un commento all’Ave Maria, che egli compone nel 1522 e che inserisce nel Libretto di preghiere. Per Lutero l’Ave Maria è una preghiera di lode a Dio, nostro Padre. Quindi il centro della preghiera non è affatto Maria.

Le due opere rivelano la profonda spiritualità di Lutero. E – pur ridimensionando la figura della Madre di Dio, allora forse troppo esaltata – non sembrano affatto voler allontanare Maria dalla preghiera e dalla pietà popolare. Passo successivo poi compiuto dal luteranesimo superando il limite che il Riformatore aveva rispettato.

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