FILM IN BIBLIOGRAFIA: CHANGELING

Quaderno 3806

pag. 211

Anno 2009

Volume I

a cura di V. FANTUZZI

Changeling (Usa, 2008). Regista: CLINT EASTWOOD. Interpreti principali: A. Jolie, J. Malkovich, J. Donovan, C. Feore, J. B. Harner, A. Ryan, M. Kelly, D. Conti, G. Griffith.

Los Angeles, marzo 1928. Un sabato pomeriggio in un quartiere alla periferia della città una madre nubile, Christine Collins (Angelina Jolie), saluta il figlio Walter (Gattlin Griffith) di 9 anni e si incammina verso la società telefonica dove lavora come centralinista. Rientrata nell’abitazione dove vive con il figlio, si accorge che Walter è scomparso. Le lunghe ed estenuanti ricerche del bambino non approdano a nulla. Cinque mesi dopo, un bambino che afferma di essere Walter, mentre invece è un impostore di nome Arthur Hutchens (Devon Conti), viene consegnato a Christine dalla polizia che intende sfruttare l’ondata di popolarità che seguirà al ricongiungimento della madre con il figlio.

Stordita dalla confusione di poliziotti, fotografi e reporter, sopraffatta da un insieme di emozioni contrastanti, pur sapendo che quel bambino che la chiama mamma non è il suo Walter, Christine accetta di prenderlo qualche giorno con sé in attesa che la situazione si chiarisca. La polizia non vuole ammettere di aver compiuto un errore. Le insistenze della donna perché riprendano le ricerche di Walter la mettono in cattiva luce agli occhi dei tutori dell’ordine, i quali, accampando una sua presunta infermità mentale, la fanno internare in un manicomio. Alla pari di altre persone «scomode», Christine sta per fare una brutta fine. Ad andare in suo soccorso ci pensa Gustav Briegleb (John Malkovich), pastore di una comunità presbiteriana, che ha assunto come programma la difesa dei deboli, vittime delle angherie di una polizia corrotta e prepotente.

Il cast del film Changeling di Clint Eastwood, regista da sempre impegnato nella difesa dei diritti civili, si completa con Colm Feore, nei panni del capo della polizia di Los Angels; Jeffrey Donovan, il capitano Jones, che dirige la sezione minori ed è il responsabile numero uno della persecuzione scatenata contro Christine; Michael Kelly, il detective Lester Ybarra, che associa la sparizione di Walter con un altro crimine; Jason Butler Harner, un serial killer che nasconde informazioni importanti sul conto del bambino scomparso; Amy Ryan, una donna internata ingiustamente nel manicomio, che aiuta Christine nei momenti di crisi.

La storia di Los Angeles è contrassegnata da casi sensazionali di corruzione, occultamenti e omicidi che hanno avuto forti ripercussioni nella formazione della città. Tra tante vicende clamorose, quella di Christine Collins, una donna sola che lotta senza darsi mai per vinta nella spasmodica ricerca del figlio scomparso, pareva destinata a cadere nell’oblio. Alcuni anni fa, lo sceneggiatore Michael Straczynski, ex-giornalista del Los Angeles Times, si imbattè nell’incartamento giudiziario relativo a Christine, che stava per essere mandato al macero assieme ad altro materiale di archivio. La storia contenuta in quelle carte gli sembrò incredibile ma, allo stesso tempo, molto istruttiva.

Nel 1928 Los Angeles era stretta nella morsa di un sistema dispotico, guidato dal sindaco George E. Cryer e imposto dal capo della polizia James E. Davis. L’intera struttura cominciò a sfaldarsi nel momento in cui Christine Collins decise di ribellarsi contro i soprusi dei quali era stata oggetto, lottando prima da sola e poi con l’aiuto del reverendo Briegleb, il quale, con una serie di appassionate trasmissioni radiofoniche da lui gestite, riuscì a interessare al suo caso l’intera popolazione della città. Briegleb ha collaborato con la Collins e con il suo avvocato per evitare che la storia fosse insabbiata. La loro collaborazione ha ottenuto come risultato di gettare luce sulla corruzione della polizia di Los Angeles e di far espellere dai loro ranghi i funzionari indegni.

Straczynski afferma che nello scrivere la sceneggiatura il suo intento è stato quello di rendere omaggio a Christine e a ciò che è stata capace di fare. La regia di Eastwood, lineare e puntigliosa, ricorda una donna che con la semplice domanda: «Dov’è mio figlio?», è riuscita a mettere in ginocchio l’establishment autoritario di un’intera città.

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