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Il Vangelo della Domenica

Quali sono le grandi cose della vita?

Giancarlo Pani

15 Gennaio 2026

Battistero degli ariani, Ravenna.

Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Gv 1,29-34).

Con la domenica del Battesimo di Gesù è iniziato il tempo liturgico «ordinario»: il tempo per annum. Dopo l’Avvento e il Natale prende l’avvio la quotidianità, il tempo di tutti i giorni, il tempo che si ripete ugualmente, monotono, grigio, spesso noioso. È l’ordinario della vita! Potrebbe apparire un tempo poco significativo. Eppure, la liturgia ci invita a guardare con un occhio nuovo questo tempo, poiché è prezioso per crescere spiritualmente, per maturare nel nostro essere cristiani e progredire nella sequela del Signore. Ci dice che le grandi cose della vita non sono altro che le piccole cose di ogni giorno, quelle per cui «umilmente» viviamo. Il giovane Holden, di J.D. Salinger, insegna: «Ciò che distingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole vivere umilmente per essa».

La prima Lettura, da Is 49, inizia con l’introduzione, «Il Signore mi ha detto», e ci indica l’ascolto della Parola quale modo per rendere prezioso il tempo che stiamo vivendo quotidianamente. Siamo invitati ad un ascolto diligente, attento, ad un’accoglienza vera di quanto ci viene detto. In latino l’«ascolto», audio, quando è attento, si dice ob-audio, che diventa in italiano «obbedire».

Isaia profetizza che il popolo, nel caso concreto i superstiti dell’esilio, e quindi gente provata, stremata, malridotta, ha la vocazione di essere luce delle nazioni per portare la salvezza fino all’estremità della terra (cfr Is 49,5-6). Ciò che meraviglia è appunto che persone povere, inette, quasi incapaci, abbiano il compito di essere «luce» e di «portare la salvezza». Anche qui la vita ordinaria, con tutti i suoi limiti e i sacrifici ben noti, può diventare imprevedibilmente lo straordinario che salva.

Nel Vangelo il Battista, riferendosi a Gesù, l’«agnello di Dio», per ben due volte afferma, «Io non lo conoscevo» (Gv 1,31. 33): non sapeva nulla di preciso su Gesù, ma doveva annunciarlo e lo attendeva mettendo in discussione la propria vita. Quell’attesa è premiata con la conoscenza, perché si riconosce bene solo ciò che si attende con amore. Il Piccolo Principe direbbe: «Non si vede bene che col cuore…».

«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo»: «agnello» nella lingua di Gesù può significare sia fanciullo, sia servo, sia agnello (cfr il greco pais) e allude alla profezia di Isaia (53,7) del servo muto come un agnello che viene condotto al macello. Si tratta di un’allusione all’agnello pasquale che salva, ma anche all’agnello il cui sangue libera Israele dalla schiavitù (Es 12,1-14).

Anche il singolare: «il peccato del mondo» dice molto. Nella Messa si proclama «Agnello di Dio che togli i peccati del mondo», ma qui, di per sé, non si parla di «peccati», ma del «peccato del mondo», cioè della peccaminosità, del nostro tendere ad allontanarci da Dio, a fare a meno di lui, a metterlo da parte, per seguire la nostra «intelligenza» e «sapienza»: è la radice di ogni peccato.

Ci viene ricordato che la nostra peccaminosità quotidiana è assunta dal Signore Gesù che si fa peccatore per noi e, ricevendo il battesimo, è solidale con noi anche nella nostra miseria e fragilità.

Nella seconda Lettura Paolo ci ricorda che i cristiani sono santi perché per il battesimo vivono in comunione con Cristo (1 Cor 1,2): emerge così la vocazione alla santità. Le grandi cose della vita sono appunto le piccole di ogni giorno, e tra queste anche la vocazione alla santità.


Leone XIV: ci «chiede con forza la pace, da costruire di volta in volta, percorrendo la strada opposta a quell’idea “che la pace sia possibile solo con la forza e sotto l’effetto della deterrenza”».

Quali sono le grandi cose della vita?

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

15 Gennaio 2026


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