Sono passati quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Federazione russa. Quattro anni di sangue e macerie, negoziati in bilico e un numero imprecisato di vittime. Uno scenario che non lascia ancora scorgere all’orizzonte soluzioni di pace e che provoca quotidianamente grandi sofferenze tra le popolazioni coinvolte.
Ad implorare ancora una volta il silenzio delle armi e un accordo di pace è papa Leone XIV, nel suo intervento al termine dell’Angelus di domenica 22 febbraio 2026. «Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti – ha detto il Pontefice -: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni».
Per papa Leone XIV, in Ucraina «la pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace».
Per comprendere a fondo le radici del conflitto e le dinamiche che hanno portato alla situazione attuale, è utile fare qualche passo indietro. Da dove nasce, storicamente, questa crisi? Quale ruolo hanno avuto l’annessione della Crimea del 2014 e i colloqui di Minsk? Ne abbiamo parlato in un’analisi firmata da p. Giovanni Sale S.I. nell’aprile del 2018, pubblicata nel Quaderno 4028 de La Civiltà Cattolica: Putin e gli inizi della “crisi ucraina”. Leggi l’articolo.