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Morti sul lavoro e le crisi dell’Europa

L'ultimo numero della Newsletter dedicata alla Dottrina Sociale della Chiesa

Redazione

5 Febbraio 2026

Ogni anno, in Italia, più di mille persone muoiono sul proprio posto di lavoro o mentre si recano al lavoro. Circa tre lavoratori ogni giorno. Molti di più – ben oltre i 500mila casi nel 2025 – sono gli infortuni denunciati, così come sono tante anche le malattie contratte svolgendo la propria professione. Un «bollettino di guerra», così come lo ha definito papa Francesco nel 2023, i cui numeri risultano ancora più elevati rispetto a quelli delle vittime del crimine organizzato o dei femminicidi.

Il lutto, l’invalidità, la malattia non coinvolge solo i diretti interessati, ma anche le famiglie e le comunità. Incontrando i consulenti del lavoro nel dicembre 2025, papa Leone XIV ha ricordato che «al centro di qualsiasi dinamica lavorativa non si devono mettere né il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia e il loro bene, rispetto ai quali tutto il resto è funzionale. Tale centralità, costantemente affermata dalla Dottrina Sociale della Chiesa, va tenuta ben presente in ogni programmazione e progettazione d’impresa». 

Dell’urgenza di promuovere la sicurezza sul lavoro ne parliamo con Bruno Giordano, magistrato presso la Corte di Cassazione, già direttore generale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, e Alberto Verzulli, presidente per la regione Lazio e consigliere nazionale dell’Anmil, l’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro. Ascolta il podcast


Sussidiarietà e leadership nell’Europa del futuro

Il 2025 è considerato da molti analisti uno dei periodi recenti peggiori nella storia dell’Europa. Disunita, alle prese con una guerra sul fronte ucraino senza soluzioni di pace, un alleato, il più importante, che continua a considerare il Vecchio continente semplicemente un parassita. Da dove ripartire? Quale modello di leadership? Quale nuova architettura culturale, economica e sociale dobbiamo immaginare? Tra i modelli che andrebbero recuperati, ricordiamo l’esperienza di Jacques Delors alla guida dell’Europa dal 1985 al 1995. Grande fautore del principio di sussidiarietà nell’azione politica, egli credeva nell’influenza della morale nell’azione e nella militanza politica come fattore decisivo per ogni cambiamento economico e sociale. Di fronte all’orizzonte senza futuro in cui finisce chi contrappone libertà e solidarietà, Delors ne affermò la loro complementarità. Leggi l’articolo

Il principio di sussidiarietà è tra le più costanti e caratteristiche direttive della Dottrina Sociale della Chiesa, presente fin dalla prima grande enciclica sociale. Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti. Questo principio si impone perché ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire alla comunità. 


Le crisi dell’Europa

Per il prossimo futuro stanno emergendo tre crisi: le conseguenze dei dazi commerciali e l’inflazione monetaria; la difesa europea (la più difficile da superare); l’ascesa del nazionalismo (la più pericolosa). Oggi, l’idea che l’Europa ha della crisi si basa su questi fondamenti culturali: poiché è incapace di dominarla tramite la ragione all’interno di una rappresentazione coerente, la polarizza nelle sue divergenti manifestazioni: solo pochi moralisti e qualche teologo collegano le odierne crisi europee a una coscienza frammentata e a un’umanità dispersa. Leggi l’articolo


Se hai perso i numeri precedenti della Newsletter dedicata alla Dottrina Sociale della Chiesa, leggili qui:

  1. Il prezzo della disuguaglianza e il comportamento delle IA
  2. Corruzione, famiglia e la crisi della Dottrina sociale
Morti sul lavoro e le crisi dell’Europa

Redazione

5 Febbraio 2026


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