Pasqua e Pentecoste
Il più grande avvenimento, nella storia della nostra salvezza, è la Pasqua, la risurrezione di Cristo. Il dramma del Calvario è riconosciuto dai cristiani come il sacrificio che ci ha procurato la liberazione dai peccati e le meraviglie della grazia, ma ha avuto bisogno del suo coronamento nella risurrezione. Cristo è pienamente Salvatore in quanto è risorto.
Per questo motivo, la religione cristiana si sviluppa in un clima di gioia; si presenta come la religione della croce, ma più ancora come la religione del trionfo della vita sulla morte. Non ignora il peccato, la sofferenza e la morte, ma si fonda sulla vittoria riportata dal Redentore sulle forze del male per donare ottimismo e speranza. Il mistero della risurrezione di Cristo fa scoprire il vero volto della religione cristiana. Tuttavia, nel piano divino è con la Pentecoste, cioè con l’invio dello Spirito Santo, che si conclude l’opera della salvezza e sono comunicati agli uomini i frutti della redenzione. Così, dopo l’evento della Pasqua c’è quello della Pentecoste.
Gesù non ha mancato di preparare i discepoli alla venuta dello Spirito Santo. L’annuncio che ha fatto di questa venuta è stato sorprendente per loro. Secondo il Vangelo di Giovanni, Gesù ha atteso la fine della sua vita pubblica per dare un insegnamento esplicito sulla persona e sulla missione dello Spirito. Prima, si era limitato a qualche allusione o a una promessa misteriosa come quella dei fiumi di acqua viva che sarebbero sgorgati dal suo seno (cfr Gv 7,38). Siccome Gesù non era ancora giunto al suo stato glorioso, non era ancora necessario precisare il significato della promessa.
Possiamo ricordare che Gesù, nel suo insegnamento come nelle sue azioni, voleva rivelare il mistero della Trinità. Per manifestare la propria identità di Figlio di Dio egli parlava della sua relazione filiale con il Padre; chiamandolo «Abba», mostrava concretamente la profonda intimità che lo univa al Padre, al punto di potere affermare: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). In molte situazioni testimoniava che le sue parole e i suoi gesti avevano valore soltanto agli occhi di coloro che riconoscevano in lui il Figlio unico ed eterno del Padre celeste. Egli spiegava la sua presenza sulla terra con il fatto che era stato mandato dal Padre, che veniva da lui e tornava a lui. Sottolineava che il Padre rimaneva in lui e compiva in lui le sue opere. Perciò il Vangelo dev’essere letto
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