LA CANONIZZAZIONE DI PADRE PIO DA PIETRELCINA

Quaderno 3650

pag. 167 - 175

Anno 2002

Volume III

20 Luglio 2002
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Padre Pio: una «provocazione» per il nostro tempo

«Sono un povero frate che prega». Così rispose Padre Pio a chi gli chiedeva come definisse se stesso, e aggiunse: «Nei libri cerchiamo Dio; nella preghiera lo troviamo. […] La preghiera è la migliore arma che abbiamo, è una chiave che apre il cuore di Dio». Questa risposta può essere presa come chiave interpretativa della solenne cerimonia che ha sancito il riconoscimento, da parte della Chiesa, della eroicità delle sue virtù iscrivendolo nell’albo dei santi con la canonizzazione, avvenuta domenica 16 giugno 2002, in piazza San Pietro. Il rito è stato presieduto da Giovanni Paolo II, il quale, appena tre anni prima (2 maggio 1999), aveva beatificato l’umile frate cappuccino[1]. Come già per la beatificazione, anche in occasione della sua canonizzazione, un’immensa folla è convenuta a Roma da ogni regione d’Italia, da diversi Paesi dell’Europa e dagli altri continenti: tutta l’area di piazza San Pietro, via della Conciliazione e gli spazi antistanti Castel Sant’Angelo si sono trasformati in un’immensa cattedrale all’aperto, gremita da oltre 300.000 fedeli.

Quella «clientela mondiale», che Padre Pio — come disse Paolo VI a tre anni dalla morte del frate di Pietrelcina (1971) — si era guadagnato in vita ha fatto sentire la sua presenza e la sua voce, portando la sua testimonianza di fede, partecipando in modo ordinato e composto alla celebrazione eucaristica della canonizzazione. Il caldo particolarmente torrido e afoso che ha accompagnato quella domenica di giugno ha certo messo a dura prova molti pellegrini, ha richiesto loro sacrificio e spirito di sopportazione; ma gli sforzi organizzativi hanno aiutato a far sì che tutta la cerimonia si svolgesse con ordine e soprattutto con intensa partecipazione spirituale. Non si è trattato di un evento mediatico, ma di un incontro di preghiera corale e di un’esperienza di fede, anche se la televisione ha svolto un ruolo importante per il collegamento triangolare, in diretta: Roma, San Giovanni Rotondo e Pietrelcina, il paese natale del nuovo santo. Per molti aspetti, l’immenso tappeto umano, variopinto, come si presentava l’area di piazza San Pietro e dintorni visti con le immagini riprese dall’elicottero, ha riportato alla memoria i momenti più salienti e più partecipati del grande Giubileo celebrato nel 2000.

Più che il caldo e i disagi del viaggio, affrontati dai pellegrini, ciò che in qualche modo ha «disturbato» molti è stata la stessa figura di Padre Pio, proclamato santo e, conseguentemente, additato ai cristiani quale esempio da imitare. Come già in vita, e forse ancora più in morte, Padre Pio continua a fare «rumore»; egli stesso aveva predetto: «Farò più chiasso da morto che da vivo!». La canonizzazione è stata infatti preceduta e accompagnata da innumerevoli servizi giornalistici e televisivi. Tenendo conto del fatto che Padre Pio è come un prisma dalle molte sfaccettature, che non è facile decifrare con un solo sguardo, anzi, che la sua figura si può prestare alla strumentalizzazione proprio in forza dei doni particolari[2] che hanno accompagnato la sua vita e il suo ministero sacerdotale, compresi stimmate e doni di guarigione, da quei servizi giornalistici è risultato un florilegio di titoli, talvolta convergenti, altre volte disparati e persino devianti: «Il Santo di tutti», «Il frate che stupì il mondo», «Il Santo della gente: prima della Chiesa era stato santificato da milioni di persone», «Un apostolo contadino che piace anche ai laici», «Santo dei record», «Un santo globale», «Un frate osteggiato dalla Chiesa» ecc.

Nei commenti giornalistici, dei quali molti ispirati dal rispetto e dalla riflessione sul perché di tanta popolarità mondiale di Padre Pio, della sua «clientela» senza confini, non è mancato chi ha banalizzato e irriso la canonizzazione, giudicandolo un santo «medievale», anzi arrivando persino ad affermare che Padre Pio, «uomo autoritario e iracondo», dalla «spiritualità» banale e superficiale,  «non fu neppure un buon frate, giacché non osservò due regole fondamentali dell’Ordine [francescano]: obbedienza e povertà» (cfr Liberazione, 16 giugno 2002, 9). Non è mancato neppure chi, pur riconoscendosi «materialista», si è dichiarato «devoto» di Padre Pio. Qualcun altro, più malignamente, leggendo la canonizzazione di Padre Pio come un evento basato sul «miracolo», quindi sul tentativo della Chiesa di «scatenare l’infantilismo della religiosità, il suo aspetto più primitivo», ha interpretato l’evento come un trionfo della «Chiesa dell’amore» sulla «Chiesa del potere, dell’ordine e della gerarchia», per cui «santificando Padre Pio, il Papa ha santificato se stesso, a cui tanto assomiglia negli ultimi tempi» (cfr la Repubblica, 17 giugno 2002, 22).

Certamente la vicenda personale di Padre Pio, che con la sua fama ha attraversato gran parte del secolo XX, suscitando devozione non solo tra i cattolici ma anche tra cristiani di altre confessioni e persino tra molti non credenti, col suo particolare stile di vita e di spiritualità — incentrata sulla preghiera, sulla penitenza, sulla sofferenza, sull’Eucaristia, e quindi sulla carità verso il prossimo — ha suonato e suona come una «provocazione» nei confronti della mentalità moderna, dentro e fuori della Chiesa cattolica; tale stile si pone quasi come un evangelico «segno di contraddizione» per il nostro tempo, divenuto sempre più sordo se non tacitamente ostile a certi richiami dello spirito, a un supplemento d’anima offerto dal messaggio cristiano fondato sul soprannaturale e sulla grazia. È facile comprendere il disagio di parte della ragione moderna, figlia dell’illuminismo, dinanzi alla figura di un «povero frate», certo non un intellettuale in senso stretto ma non per questo sprovvisto di acume, di senso dell’umorismo, a cui sono attribuiti «poteri» soprannaturali di guarigioni istantanee, a distanza, o addirittura bilocazione e introspezione delle coscienze. Altro motivo di disagio è che ciò che il frate di Pietrelcina ha predicato, testimoniato e cercato di imitare in sé e di far imitare da quanti ricorrevano a lui per conforto dell’anima o del corpo, è stato soprattutto il mistero di Gesù Cristo e questi Crocifisso. Pur in condizioni storiche e culturali diverse, Padre Pio ha predicato e ha cercato di incarnare il Vangelo che l’apostolo Paolo, dopo lo smacco del mancato incontro con i filosofi di Atene, ha annunciato a Corinto, ossia «la stoltezza di Dio», «la debolezza di Dio» basate sul mistero della Croce di Cristo.

A ben guardare, i miracoli attribuiti all’intercessione di Padre Pio, in vita e post mortem, non sono il segno manifestativo della sua santità: Padre Pio è santo non perché ha operato miracoli, pur numerosi e ben documentati, ma ha operato miracoli perché è santo, ossia perché ha vissuto in modo eroico le virtù cristiane proprie della santità di vita, a imitazione di Gesù Cristo. Tale santità è stata riconosciuta dalla Chiesa. «A Padre Pio non sono stati fatti sconti — ha affermato nel giorno della canonizzazione il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, card. Saraiva Martins —. La sua cristallina santità è emersa dopo un esame severissimo, approfondito, come tutti gli esami fatti per le altre canonizzazioni. […] La storia di Padre Pio è stata esaminata molto scrupolosamente […] a livello scientifico, medico e biologico» (la Repubblica, 17 giugno 2002, 4).

Ed è sulla santità di vita, come vedremo, che ha insistito il Pontefice nell’omelia della messa di canonizzazione di Francesco Forgione, nato il 25 maggio 1887 a Pietrelcina (arcidiocesi di Benevento), sin dal 6 gennaio 1903 religioso dell’ordine dei frati minori cappuccini col nome di Pio (e poi universalmente noto come Padre Pio) e morto a San Giovanni Rotondo (nel Gargano) il 23 settembre 1968. Semplicità e povertà di vita, preghiera e carità, si sono coniugate armonicamente in Padre Pio anche nei lunghi e dolorosi periodi di segregazione e di indagini da parte delle autorità ecclesiastiche, diocesane e romane, con una eroica obbedienza alla Gerarchia. «La Chiesa è madre, anche quando percuote», amava egli ripetere. Segni esterni del primato dell’amore per Dio e per il prossimo, soprattutto per i più bisognosi, restano le due grandi opere che Padre Pio ha patrocinato in vita: la «Casa Sollievo della Sofferenza», inaugurata a San Giovanni Rotondo nel 1956 e i «Gruppi di Preghiera», oggi presenti in Italia con 2.300 gruppi e all’estero con 400 gruppi.

La grande festa della canonizzazione

Beatum Pium a Pietrelcina sanctum esse decernimus et definimus, ac Sanctorum Catalogo adscribimus… («Dichiariamo e definiamo Santo il Beato Pio da Pietrelcina e lo iscriviamo nell’Albo dei Santi…»). Un applauso fragoroso, del popolo che assiepava piazza San Pietro e dintorni ha interrotto la formula di canonizzazione pronunciata da Giovanni Paolo II; un brivido di commozione ha pervaso i partecipanti alla celebrazione eucaristica a Roma come anche l’assemblea che seguiva, in diretta televisiva, a San Giovanni Rotondo e a Pietrelcina. Il Santo Padre ha dovuto attendere diversi secondi prima di riprendere e concludere la formula canonica, affermando: «… e stabiliamo che in tutta la Chiesa egli sia devotamente onorato tra i Santi». A queste parole del Papa è esplosa la gioia anche tra i fedeli di San Giovanni Rotondo e di Pietrelcina: nel cielo della cittadina del Gargano si sono levati in volo migliaia di palloncini, mentre dall’alto piovevano petali di rose e foglietti con pensieri spirituali di Padre Pio; nel suo paese natale il cielo si illuminava dei bagliori dei fuochi d’artificio; in entrambi i centri le campane suonavano a festa. A San Giovanni Rotondo la festa è continuata per l’intera settimana.

Come Giovanni Paolo II avrebbe indicato nell’omelia della messa di canonizzazione, la festa liturgica del nuovo Santo, con il grado di memoria obbligatoria, è stata fissata per il 23 settembre, giorno della morte (dies natalis) di san Pio da Pietrelcina. La gente probabilmente continuerà a chiamarlo, come in passato, col nome ormai familiare e comune di «Padre Pio». Il rito di canonizzazione, inserito all’interno dell’Eucaristia, ha dato il «la» all’intera celebrazione facendo esplodere, coralmente, quella gioia intima che pervadeva il cuore dei presenti, consapevoli di partecipare a un evento irripetibile di alto valore spirituale. Molti osservatori che hanno seguito l’avvenimento de visu o attraverso le immagini televisive sono rimasti colpiti dalla larga partecipazione di famiglie al completo e di moltissimi giovani.

Questo «popolo di Dio», radunato dal richiamo del nuovo Santo, ha iniziato ad affluire in piazza San Pietro dalle prime ore del mattino. Dall’Italia e dall’estero sono stati organizzati 2.800 pullman e 16 treni speciali. Lungo via della Conciliazione, in piazza Risorgimento e davanti a Castel Sant’Angelo sono stati allestiti 12 maxischermi. Durante la celebrazione sono state distribuite gratuitamente 900.000 confezioni di acqua; per stemperare un po’ il caldo torrido della giornata sono entrati in funzione anche gli idranti. Efficienti si sono rivelati, come già in occasione del Giubileo del 2000, i servizi igienici e i centri di assistenza sanitaria. Un migliaio di volontari della protezione civile ha offerto la sua assistenza ai pellegrini; tra gli oltre 300.000 fedeli, soltanto un numero abbastanza ristretto (435 persone) ha avuto bisogno di soccorsi per colpi di sole, disidratazione o calo di pressione; 5 anziani sono stati ricoverati in ospedale. Va detto, a onor del vero, che la città di Roma ha saputo ben organizzarsi per l’eccezionale evento e ha mostrato ancora una volta ai pellegrini italiani e del mondo la sua anima nobile e ospitale. Molto numerosa è stata anche la rappresentanza di cardinali, arcivescovi e vescovi, del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, delle autorità dello Stato italiano e di diverse regioni del nostro Paese.

La cerimonia di canonizzazione del beato Pio da Pietrelcina è stata preceduta e preparata spiritualmente da un’ora di preghiera, intercalata da canti e da lettura di brani degli scritti di Padre Pio, proclamati in diverse lingue. Poco prima delle ore 10 il Santo Padre ha fatto ingresso sul sagrato della Basilica Vaticana a bordo della jeep bianca. Introducendo la celebrazione e l’atto penitenziale, il Papa dava già alcuni lineamenti del nuovo Santo: «La Chiesa scrive oggi nell’Albo dei Santi il nome del Beato Pio da Pietrelcina. L’evento suscita gioia e gratitudine: gioia, perché un figlio di san Francesco è proposto al mondo come modello autentico di santità evangelica; gratitudine, perché la Trinità lo ha arricchito con l’abbondanza di doni. Immagine viva della bontà del Padre, imitatore appassionato di Gesù Crocifisso, servo per amore nella carità dello Spirito Santo, il Beato Padre Pio risplende, oggi, come fiaccola nella Chiesa di Dio». Subito dopo l’atto penitenziale, il card. José Saraiva Martins accompagnato dal postulatore, il cappuccino p. Florio Tessari, si recava dal Santo Padre e gli domandava di procedere alla canonizzazione del beato Pio da Pietrelcina. L’assemblea liturgica intonava le Litanie dei Santi, il cui canto terminava con la solenne formula di canonizzazione. Mentre la Cappella Sistina eseguiva il canto dell’Alleluia, accanto all’altare veniva collocata una reliquia del nuovo Santo. Nel corso della celebrazione eucaristica ha ricevuto la Prima Comunione Matteo Pio Colella, il ragazzo di 10 anni nativo di San Giovanni Rotondo, guarito da una forma particolarmente acuta di meningite fulminante grazie all’intercessione di Padre Pio. Al termine della celebrazione il Santo Padre, seduto sulla jeep, ha voluto portare il suo saluto ravvicinato e benedicente all’immensa folla dei fedeli, percorrendo piazza San Pietro, via della Conciliazione, fino a Castel Sant’Angelo.

Nel «vanto della Croce» la santità di Padre Pio

La liturgia della Parola, propria della XI Domenica del tempo ordinario (16 giugno), è stata sostituita da letture specificamente intonate all’esperienza cristiana e alla spiritualità che hanno caratterizzato Padre Pio, soprattutto a partire dal 20 settembre 1918, quando ricevette il dono della stimmatizzazione: cinque piaghe (alle mani, ai piedi e al costato sinistro) che rimasero aperte e sanguinanti per 50 anni, ossia fino alla morte, avvenuta alle ore 2,30 del 23 settembre 1968.

La breve omelia di Giovanni Paolo II, da lui letta per intero nonostante il caldo torrido e la fatica che il lungo rito comportava, ha fatto riferimento esplicito a passi della liturgia della Parola. L’omelia si è chiusa con una preghiera rivolta direttamente all’intercessione del nuovo Santo (cfr Oss. Rom., 17-18 giugno 2002, 12-13). Il primo pensiero del Pontefice è stato svolto nella luce delle parole di Gesù che chiudono quell’«inno di giubilo», quale è designata la preghiera del Signore riportata dall’evangelista Matteo (11,25-30): «Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11,30). Queste parole di Gesù, ha affermato il Papa, «possiamo considerarle, in un certo senso, come una magnifica sintesi dell’intera esistenza di Padre Pio da Pietrelcina, oggi proclamato santo. L’immagine evangelica del “giogo” evoca le tante prove che l’umile Cappuccino di San Giovanni Rotondo si trovò ad affrontare. Oggi contempliamo in lui quanto sia dolce il “giogo” di Cristo e davvero leggero il suo carico quando lo si porta con amore fedele. La vita e la missione di Padre Pio testimoniano che difficoltà e dolori, se accettati per amore, si trasformano in un cammino privilegiato di santità, che apre verso prospettive di un bene più grande, noto soltanto al Signore».

Il secondo pensiero Giovanni Paolo II lo ha svolto prendendo l’avvio dall’espressione iniziale della seconda lettura «Quanto a me… non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6,14). «Non è forse proprio il “vanto della Croce” — ha affermato il Santo Padre in forma interrogativa — ciò che maggiormente risplende in Padre Pio? Quanto attuale è la spiritualità della Croce vissuta dall’umile Cappuccino di Pietrelcina! Il nostro tempo ha bisogno di riscoprirne il valore per aprire il cuore alla speranza. In tutta la sua esistenza, egli ha cercato una sempre maggiore conformità al Crocifisso, avendo ben chiara coscienza di essere stato chiamato a collaborare in modo peculiare all’opera della redenzione. Senza questo costante riferimento alla Croce non si comprende la sua santità. Lo ha ben compreso il Santo Frate del Gargano, il quale, nella festa dell’Assunta del 1914, scriveva: “Per arrivare a raggiungere l’ultimo nostro fine bisogna seguire il divin Capo, il quale non per altra via vuol condurre l’anima eletta se non per quella da lui battuta; per quella, dico, dell’abnegazione e della Croce” (Epistolario, vol. II, p. 155)». Al lettore attento non dovrebbe sfuggire un particolare significativo: Giovanni Paolo II, pur commentando il passo paolino della liturgia che nella parte finale, per confessione esplicita dell’Apostolo, asserisce «io porto le stimmate (ta stigmata) di Gesù nel mio corpo» (Gal 6,17), non ha menzionato il dono mistico (stimmate) di cui Padre Pio è stato beneficiato, che gli hanno causato immensa sofferenza fisica e morale e sul quale moltissimo si è indagato, scritto e speculato. Anche in questa circostanza solenne la Chiesa ha conservato il suo riserbo.

«Io sono il Signore che agisce con misericordia» (Ger 9,23). Da questo passo profetico dell’automanifestazione del cuore di Dio, dell’intimità del suo essere che è appunto «misericordia» il Santo Padre, affermando pubblicamente che egli stesso, in età giovanile, aveva avuto «il privilegio» di confessarsi da Padre Pio, ha preso lo spunto per delineare uno dei tratti distintivi del ministero apostolico del nuovo Santo: «Il ministero del confessionale […] attirava folle innumerevoli di fedeli al Convento di San Giovanni Rotondo. Anche quando quel singolare confessore trattava i pellegrini con apparente durezza, questi, presa coscienza della gravità del peccato e sinceramente pentiti, quasi sempre tornavano indietro per l’abbraccio pacificante del perdono sacramentale».

Ricordiamo che Padre Pio confessava dal mattino alla sera, dedicando al sacramento della misericordia di Dio gran parte del suo tempo e le sue migliori energie. Col tempo l’afflusso dei pellegrini penitenti si fece così intenso e numeroso che fu necessario ricorrere al sistema delle prenotazioni (dal 7 gennaio 1950): pur di potersi confessare da lui, molti pellegrini soggiornavano a San Giovanni Rotondo anche 15 giorni e oltre. Un altro modo per comunicare con lui, chiedere consiglio o preghiere, è stato quello della corrispondenza: secondo i dati del 1960, Padre Pio riceveva ogni anno 50.000 lettere dall’Italia e 24.000 dall’estero. Anche da questi «segni» si deduce che già in vita, come si legge nella Positio (I/1, p. 400), egli era diventato «un fenomeno popolare e mondiale».

Tornando all’omelia del Santo Padre, nel quarto passaggio del suo discorso svolto alla luce del ritornello del Salmo responsoriale («Sei tu Signore, l’unico mio bene»), Giovanni Paolo II ha sottolineato la preminenza del mistero di Dio, «il solo e sommo nostro bene», nella spiritualità del nuovo Santo: «In effetti, la ragione ultima dell’efficacia apostolica di Padre Pio, la radice profonda di tanta fecondità spirituale si trova in quella intima e costante unione con Dio di cui erano eloquenti testimonianze le lunghe ore trascorse in preghiera […]. Convinto che “la preghiera è la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il Cuore di Dio”. Questa fondamentale caratteristica della sua spiritualità continua nei “Gruppi di Preghiera” da lui fondati. Alla preghiera Padre Pio univa poi un’intensa attività caritativa di cui è espressione la “Casa Sollievo della Sofferenza”. Preghiera e carità, ecco una sintesi quanto mai concreta dell’insegnamento di Padre Pio, che quest’oggi viene a tutti riproposto». Ripetendo l’inno di benedizione di Gesù al Padre (Vangelo: Mt 11,25-30), in forma dialogica, il Santo Padre si è rivolto direttamente all’intercessione dell’«umile e amato Padre Pio» affinché anche noi sappiamo imparare l’umiltà del cuore per essere annoverati «tra i piccoli del Vangelo, ai quali il Padre ha promesso di rivelare i misteri del suo Regno», «a pregare senza mai stancarci», ad avere «uno sguardo di fede capace di riconoscere prontamente nei poveri e nei sofferenti il volto stesso di Gesù».

Qual è il segreto di Padre Pio, della sua sconfinata popolarità e dell’amore, di cui, quale «frate del popolo», gode in tutto il mondo, annoverando devoti e ammiratori in ogni ceto sociale? La stessa domanda se l’è posta anche Giovanni Paolo II, ricevendo in udienza parte dei pellegrini convenuti a Roma per la canonizzazione (Aula Paolo VI, 17 giugno 2002). Le parole del Papa in tale circostanza possono essere meditate come puntualizzazione e sintesi della spiritualità del «frate del popolo», ritenuto santo dalla gente già prima della sua canonizzazione da parte della Chiesa. La spiritualità di questo moderno «santo taumaturgo», come il Santo Padre ha ancora sottolineato, trova il suo centro nell’essere stato «un innamorato di Cristo crocifisso» fino a partecipare al mistero della Croce «in modo anche fisico nel corso della sua vita». Con questa espressione, senza nominarle, il Santo Padre allude al dono delle stimmate. In connessione diretta col mistero della Croce di Cristo, in Padre Pio rifulge in modo del tutto speciale la devozione all’Eucaristia e la sua celebrazione; essa è «il cuore e la fonte di tutta la sua spiritualità: “C’è nella Messa — egli diceva — tutto il Calvario”». L’«immersione» nel mistero della Croce e l’ascesa sofferta verso il Calvario, attuata in filiale obbedienza ai suoi superiori e in profonda comunione con la Chiesa, Padre Pio le ha vissute — lo ha ricordato esplicitamente il Papa — anche quando «momentanee incomprensioni con l’una o con l’altra Autorità ecclesiale» lo hanno colpito e, aggiungiamo, lo hanno posto sotto lunga e attenta osservazione. Ora, la Chiesa, che è Madre «anche quando percuote» propone oggi a tutti i suoi figli Padre Pio come «un testimone credibile di Cristo e del suo Vangelo» soprattutto per il suo amore per Dio e per il prossimo espresso fattivamente nella solidarietà verso i più bisognosi. «Nel malato povero c’è Cristo due volte», diceva questo sofferente «uomo della Croce», divenuto un segno di fraternità universale e di speranza per il nostro tempo, grazie soprattutto alle virtù «antiche» che egli ha cercato di incarnare nella sua lunga vita di penitente, segnato dalla Croce.

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[1] Cfr Civ. Catt. 1999 II 482-491. Con la canonizzazione di Padre Pio sono 461 i santi proclamati da Giovanni Paolo II: 400 martiri e 61 confessori della fede, proclamati nel corso di 45 cerimonie. I beati proclamati dal Pontefice sono invece 1.293, di cui 1.025 martiri e 268 confessori, proclamati in 133 cerimonie.

[2] La «clientela mondiale», che Padre Pio andava conquistando in vita soprattutto per la sua fama di «stigmatizzato» e di «taumaturgo», ha più volte allarmato il Dicastero romano del Sant’Uffizio: questi, negli anni 1931-33, lo sospese da ogni ministero, eccetto quello della messa celebrata in privato. Al termine di tale segregazione lo stesso Papa Pio XI (1922-39) disse: «Padre Pio è stato integrato et ultra. […]: è la prima volta, nella storia della Chiesa, che il Sant’Ufficio si rimangia i suoi decreti», citato in G. DI FLUMERI, Il beato Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, Ed. Padre Pio da Pietrelcina, 2001, 113. Per il «caso Gemelli» (le sue tre relazioni su Padre Pio dirette al Sant’Uffizio, nel 1923 e 1926), cfr ivi, 421-466. Altro momento di particolare allarme, da parte vaticana, fu nel 1960 quando si svolse la visita apostolica di mons. Carlo Maccari, inviato dal Sant’Uffizio. Le indagini decise da organi autorevoli della Chiesa miravano sia ad appurare la verità dei fatti ritenuti «straordinari», sia a impedire abusi e strumentalizzazioni di un «santo» ancora in vita.

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