foto: iStock/RomoloTavani

IL «NO» DELLA CHIESA ALLE ARMI NUCLEARI

Implicazioni morali e pastorali

Quaderno 4026

pag. 544 - 557

Anno 2018

Volume I

17 marzo 2018

ABSTRACT – La dottrina della Chiesa è passata da un’accettazione condizionata della deterrenza nucleare, negli anni Ottanta, al rifiuto di essa come inaccettabile razionalizzazione morale per il riarmo nucleare, negli anni Duemila, e ultimamente a un forte sostegno al disarmo nucleare, che nel settembre del 2017 ha portato all’approvazione del trattato per la messa al bando delle armi nucleari. Papa Francesco in particolare il 10 novembre 2017 ha esplicitato i motivi della immoralità della deterrenza. I cattolici hanno ora il diritto di chiedersi quale posizione debbano prendere, in particolare chi ha obblighi civili e professionali riguardo alle armi nucleari.

Abbiamo un precedente storico a cui rifarci per vedere come le scelte dei lavoratori della conoscenza possano cambiare con l’evolversi della dottrina della Chiesa. Dopo la pubblicazione della lettera pastorale dei vescovi statunitensi The Challenge of Peace (1983), il vescovo di Oakland, John S. Cummins, promosse una serie di conferenze per affrontare le implicazioni della lettera per gli scienziati – cattolici e non cattolici – insieme a teologi ed esperti di etica. Insieme esaminarono le questioni poste dalla lettera. Tali deliberazioni portarono a nuove scelte sia gli scienziati sia le loro istituzioni.

Vorremmo dunque proporre 8 responsabilità per gli analisti della «guerra giusta», in particolare per i teologi morali, riguardo alla deterrenza nucleare:

  1. valutare la politica delle armi nucleari, e in particolare la deterrenza, nel contesto più ampio di un’etica di pace;
  2. coinvolgere seriamente gli studiosi in tutti gli aspetti delle divisioni teoretiche: permissivi/rigorosi e sostenitori guerra giusta/nonviolenza;
  3. mantenere la barriera tra la casistica delle guerre armate convenzionali e quella della politica delle armi nucleari;
  4. integrare nella propria cultura il rifiuto delle armi nucleari espresso dal Trattato per la proibizione delle armi nucleari, approvato l’anno scorso dalle Nazioni Unite;
  5. trasmettere la dottrina della Chiesa «al livello ecclesiale e a quello parrocchiale»;
  6. partecipare e contribuire a un dialogo pubblico che stabilisca, adatti, applichi e sostenga le norme sociali relative alla costruzione della pace e alla conduzione della guerra;
  7. sviluppare una casistica per quanti lavorano nel campo delle armi nucleari;
  8. (per gli operatori pastorali) applicare la condanna della deterrenza nucleare ai casi dei lavoratori del settore con sensibilità pastorale verso le dinamiche spirituali nella vita concreta delle persone con cui operano.

La nostra speranza è che gli studiosi lavorino – insieme con i vescovi e gli altri operatori pastorali – allo sviluppo di questo tipo di aiuto all’attuazione della dottrina della Chiesa sull’immoralità della deterrenza nucleare.

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THE «NO» OF THE CHURCH TO NUCLEAR WEAPONS. Moral and pastoral implications

The article seeks to provide a preliminary sketch of the responsibilities of knowledge workers in the nuclear field, taking as a starting point some guidelines for analysts of the «just war», especially for moral theologians. With the awareness that pastoral care and academic requirements of experts in other fields, such as strategic analysts or bomb designers, will require appropriate adjustments and additions to the model presented here. The hope is that scholars work, together with pastoral workers, to develop this kind of help to put the Church’s doctrine on the immorality of deterrence into practice.

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