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Il Vangelo della Domenica

«Siate sale della terra e luce del mondo»

Giancarlo Pani

5 Febbraio 2026

Il Sermone della Montagna, di Cosimo Rosselli.

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,13-16).

«Voi siete il sale… la luce»: questi versetti sono nel cuore del Discorso della montagna e si collegano alla Beatitudine precedente sui perseguitati, «Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno per la giustizia» (Mt 6,11). Il «voi» si riferisce ai perseguitati e ne definisce l’identità: il discepolo perseguitato è «sale della terra e luce del mondo». Lo sviluppo che segue le Beatitudini rivela la caratteristica della testimonianza cristiana, che è insieme «sale», nascosto ma ben riconoscibile, e «luce», palese e ben risplendente.

Sia il sale, sia la luce sono immagini di un «dono»: il sale penetra nei cibi, dà sapore e gusto, ma non si vede, scompare nelle vivande. Ha anche la caratteristica di non livellare i sapori dei cibi, ma di individuarli ed esaltarli. È il segno di un dono che donandosi si annulla, ma non scompare, vive di una vita nuova «donata». Così il cristiano deve essere «dono». Gesù aggiunge: «siete sale della terra», cioè il cristiano è sapore del mondo.

Anche la luce è segno di un dono: illumina tutto, avvolge ogni cosa, senza distinzione o pregiudizi; fa splendere i colori delle cose, li fa risaltare, ne fa emergere le caratteristiche, fa tutt’uno con le cose e non esiste senza di esse. La luce è pure segno di gioia e fa gioire. Così dovrebbe essere il cristiano nella vita quotidiana: segno di luce e di letizia.

Il sale ha una seconda caratteristica: preserva dalla corruzione: è una delle scoperte più antiche dell’uomo per conservare i cibi. Ciò indica che il sale è fedele a se stesso, non può perdere il sapore, perché il sale che non ha sapore non ha senso, non è più sale; allo stesso modo il discepolo che non può dare sapore al mondo in cui vive ha perso qualsiasi senso, ha smarrito la sua identità. L’ha persa in assoluto, come creatura, non solo come discepolo. Il punto è che una cosa radicalmente priva di senso è irreale: una connessione che Gesù non nega, ma non ne parla. Egli parla della sola perdita radicale e originaria di senso. L’altro aspetto rimane in penombra, ma conserva tutto il suo peso, che è di aggravare l’assurdità di quella perdita di senso.

In questa linea il sale è anche simbolo di sapienza, di gusto della vita, di amicizia, di esperienza viva che si comunica agli altri.

Nel Vangelo la luce è il segno di Cristo: «Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12). L’evangelista Matteo vede Gesù come luce che sorge per quanti sono nelle tenebre e nell’ombra di morte (cfr Mt 4,12-17). Illuminati dal Signore, noi diventiamo a nostra volta luce per altri.

 «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro»: è la vocazione del cristiano, la sua testimonianza, la sua vita. Le nostre opere buone sono di aiuto ai fratelli, perché nella nostra vita fraterna si avverte il segno della fedeltà al Signore e ciò glorifica Dio.

La prima lettura da Isaia (58,7s) concretizza che cosa significhi «essere sale»: «Spezza il tuo pane con l’affamato, apri la tua casa ai miseri, ai senza tetto, non trascurare chi ha la tua stessa carne. Allora la tua luce sorgerà come l’aurora e la tua ferita [il dolore, la solitudine, l’impotenza umana] si rimarginerà presto».

Nella seconda lettura Paolo proclama ai Corinzi ciò che riassume la sua predicazione: la croce di Cristo, che è potenza di Dio e stoltezza per l’uomo che non ha fede (1 Cor 2,1-5).


Leone XIV: «Bisogna pregare tanto per la pace e, per i problemi, cercare il dialogo non la violenza».

«Siate sale della terra e luce del mondo»

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

5 Febbraio 2026


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