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Il Vangelo della Domenica

«Razza di vipere! Fate un frutto degno di conversione»

Giancarlo Pani

4 Dicembre 2025

Madonna col Bambino tra san Giovanni Battista e una santa, di Giovanni Bellini

In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli, infatti, è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò, ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile» (Mt 3,1-12).

La IIa domenica di Avvento ha come protagonista Giovanni il Battista: il suo nome significa «grazia di Dio, favore di Dio», mentre «Battista», ormai divenuto quasi un cognome, indica colui che battezza, che immerge nell’acqua, o più esattamente colui che sbatte in faccia a ogni uomo la sua verità («razza di vipere…»), perché si apra alla verità di Dio.

Giovanni non si presenta in modo da attirare le persone; sembra davvero che faccia di tutto per allontanarle. Ha un vestito di peli di cammello, mangia locuste e miele selvatico; è tutto ciò che trova nel deserto, la sua casa, la sua scuola, la sua vita. Eppure la parola sferzante attrae: il messaggio del profeta Isaia risveglia il sogno messianico in una terra desolata, calpestata dai legionari romani, senza più una compagine nazionale. Tutti accorrono da lui per farsi battezzare, per confessare i propri peccati, per convertirsi. Perché c’è «Uno che deve venire…», uno più grande e più forte di lui, «che battezzerà in Spirito Santo e fuoco»: parole misteriose che pure danno speranza, rianimano, perché indicano la via di Dio, la grazia dello Spirito, il fuoco che vivifica.

Il giudizio – sottolinea Giovanni – è imminente, la scure è posta alle radici dell’albero, l’ira di Dio sta per scatenarsi. Occorre verificare i propri frutti, togliere il marcio che corrode la vita. Non basta andare dal Battista per convertirsi, ma è necessario modificare radicalmente il modo di vivere (e… potremmo chiosare: non basta andare a Messa o ricevere i sacramenti, per essere convertiti, per dare corpo alla parola di Dio).

Di qui l’invito: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Si tratta di dare una svolta alla propria vita: avere il coraggio di cambiare, decidere di allontanarsi da sé stessi, dalle proprie abitudini, dalla propria monotonia quotidiana. Cambiare significa generare entusiasmo, qualità, giovinezza di vita. Chi è disposto a farlo dà senso «umano» al proprio vivere. L’animale non è capace di cambiare, è un abitudinario…

Senza dimenticare che il Battista raccomanda non solo di staccarci dalle nostre dipendenze, dalle fobie, dalle ossessioni, dagli atteggiamenti smodati, ma di orientarci verso il Signore, di raddrizzare la sua via: egli ci viene incontro, si rivela nel Natale, in un bambino che nasce e che chiede ospitalità al nostro cuore.

Nella Ia lettura Isaia parla in termini gioiosi di un «germoglio» che spunterà dal tronco di Iesse, il padre di Davide: è la profezia del Messia che sta per arrivare e porta i doni dello Spirito (Is 9,1 ss). Invece Paolo estende le promesse messianiche anche alle nazioni pagane, a noi (Rm 15,9).

* * *

Leone XIV: Preghiamo per il dialogo tra le nazioni in guerra e perché si giunga alla pace.

«Razza di vipere! Fate un frutto degno di conversione»

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

4 Dicembre 2025


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