Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli» (Mt 21,28-32).
Il Vangelo di domenica 27 settembre mette in opposizione le parole e i fatti: che i fatti valgano più delle parole è chiaro, ma il punto centrale della parabola sta nel contrasto tra le risposte dei due figli e quanto ne segue. A volte si ha l’impressione che quando uno ha detto una cosa da fare è come se l’avesse già fatta… E invece è ancora tutta da compiere. Si tratta del «verbalismo» che inondava la società di ieri, non meno di quella di oggi: «Non chiunque mi dice “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio» (Mt 7,21).
Così il figlio, che sembrava ribelle all’invito del padre, si è rivelato obbediente nei fatti e compie il suo volere; al contrario, quello che appariva consenziente a parole è quello che disobbedisce. La parabola riflette le reazioni all’annuncio del Vangelo: i capi dei sacerdoti, i farisei, le persone autorevoli, quelli che meglio conoscono la Parola di Dio rivelata nell’Antico Testamento non accolgono la parola di salvezza di Gesù, perché richiede impegno, pretende di mettersi in discussione, esige di convertirsi…
Al contrario i peccatori, i pubblicani, perfino le prostitute, coloro che erano ritenuti dai teologi gli «inconvertibili», perché una penitenza di tutta la vita non sarebbe bastata loro per salvarsi…, proprio essi accolgono con gioia la parola del Signore e mutano vita. Si convertono, per quanto paradossale possa sembrare.
Perciò Gesù proclama di fronte a coloro che si credono giusti: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». È la parola più dura e più sconcertante di tutto il Vangelo, addirittura scandalosa. Come possono i pubblicani e le prostitute superare in santità coloro che tutta la vita si sono impegnati ad essere giusti e a osservare la Legge?
Gesù insiste: «È venuto Giovanni nella via della penitenza e non gli avete creduto!». Invece gli hanno creduto i peccatori. La fede è un passaggio: dalla giustizia che uno pensa di avere al divenire giusti per il dono della grazia, ci mostra il nostro «NO» a Dio e spalanca il suo «SI’» a noi, il suo donarsi, il suo volerci salvare. Fa riconoscere in noi il peccato che rimproveriamo agli altri. Ecco l’inizio di quel singolare cammino che è la conversione.
La prima lettura enuncia la responsabilità individuale di ogni persona davanti a Dio (Ez 18), ma ci insegna anche che la vita dell’uomo è storia, cioè volubilità, soggetta ai cambiamenti più assurdi! Ma… finché c’è vita, c’è speranza.
La seconda rivela che la vera obbedienza non consiste nell’osservanza formale dei precetti, ma nel seguire il volere del Padre: il figlio davvero obbediente allora è il Signore Gesù che si è donato a noi fino ad annullarsi [la kenosis] nella morte e nella morte di croce (Fil 2,1-11).
Papa Leone XIV nel messaggio ai partecipanti di AI4Peace: «In un mondo segnato da conflitti e divisioni, lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale richiede una visione ispirata alla sapienza e alla carità, affinché il progresso tecnologico possa essere al servizio della dignità di ogni persona e rafforzare i legami che uniscono la famiglia umana».