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Il Vangelo della Domenica

«Non sono venuto ad abolire ma a dare compimento»

Giancarlo Pani

12 Febbraio 2026

Carl Heinrich Bloch, Il Sermone sul Monte.

Gesù disse ai suoi discepoli: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna. Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno». (Mt 5,17-37)

Prosegue il Discorso della montagna: Gesù annuncia la sua missione, dare compimento alla Legge. E indica anche la via per portarla alla perfezione, la via della libertà propria di chi ama: solo chi ama è davvero libero, libero non solo di adempiere la Legge esteriormente, ma di farlo con amore. Perciò Gesù invita a superare la giustizia degli scribi e dei farisei. I primi la insegnano, gli altri la mettono in pratica, ma dimenticano il fondamento: la Legge da sola non salva. Per salvarsi ci vuole la giustizia – cioè la santità – del Padre che ama, che è misericordioso, che perdona e salva. È una giustizia «superiore», perché eccede i limiti della Legge e non conosce misura.

La Legge antica comandava di «non uccidere», perché rispettare la vita dell’altro è il fondamento di ogni relazione sociale. Gesù dice di non adirarsi, di non dire all’altro nemmeno «stupido» o «pazzo», perché è dal cuore, da un atteggiamento interiore che nasce il disprezzo del fratello, la rottura del vincolo di fratellanza, la sua uccisione.

«Non commettere adulterio», diceva la Legge, e Gesù aggiunge, nemmeno nel cuore, nell’occhio che desidera per possedere. L’amore fra l’uomo e la donna è «immagine di Dio» (Gen 1,27), è il sacramento della presenza di Dio nel mondo. Di qui l’importanza dell’amore fra l’uomo e la donna, l’amore che dona e non cerca se stesso, che sa sacrificarsi per il bene dell’altro, dei figli, della famiglia, di ogni fratello.

 «Se il tuo occhio è occasione di scandalo, cavalo!»: misteriosa e paradossale raccomandazione. Se ti trovi attaccato a qualche cosa fino al punto da inciampare nel seguire il Signore e nella sua via, fatti violenza, costi quel che costi, pur di distaccartene.    

Non è necessario giurare, cioè chiamare Dio a testimone; la tua parola piuttosto sia testimonianza di Dio. Il parlare chiaro, sì o no, senza ambiguità o sottintesi, aiuta a rapportarsi con gli altri; il di più viene dal maligno. La parola deve essere «vera», strumento di relazione autentica e di comunione. Se è falsa, è un modo subdolo per dominare e per dividere: «Ne uccide più la lingua che la spada» (cfr Pr 18,21).

La prima lettura ci introduce al Vangelo poiché parla dell’osservanza dei comandamenti (Sir 15,15-20). La 1 Lettera ai Corinzi afferma la sapienza cristiana, che è la base del discorso di Gesù.


Leone XIV: «Incoraggio vivamente tutte le Nazioni […] a riscoprire e a rispettare questo strumento di speranza che è la Tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato».

«Non sono venuto ad abolire ma a dare compimento»

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

12 Febbraio 2026


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