Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli (Mt 10,26-31).
Prosegue il discorso di Gesù agli apostoli, iniziato domenica 14 giugno, che ora verte sulla paura e sulla fiducia. Sono due principi in contrasto fra loro, ma che attraversano la vita di chi è inviato. Di solito la paura è abbondante, mentre la fiducia scarseggia. Per ben tre volte il Signore Gesù dice «Non abbiate paura!». Spesso la paura fa fare proprio ciò che si teme, mentre al contrario la fiducia ci porta a realizzare ciò che si desidera, il nostro vero bene. E Gesù è venuto proprio per darci fiducia, per incoraggiarci, per sostenerci nell’impegno cristiano.
«Non abbiate paura degli uomini»: chi annuncia il Vangelo sa di essere «una pecora in mezzo ai lupi» (Mt 10,16). Tuttavia non deve aver timore ad annunciare il Vangelo, perché la Parola è come il seme che germoglierà nella terra del Regno.
«Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo»: il corpo non è la vita, perché viene dalla terra e torna alla terra. Il cristiano ha una vita che non perisce: è quella dello Spirito, cioè servizio e amore. Il martirio, quale testimonianza di fede, è tra le esperienze che hanno segnato fin dall’inizio l’esistenza dei cristiani. La croce del maestro è una realtà che può capitare anche al discepolo, e non solo ai primi tempi del cristianesimo. Dal 2000 al 2020 sono stati uccisi nel mondo 535 operatori pastorali cattolici, tra cui 5 vescovi e molti sacerdoti (Agenzia Fides). Alcuni li abbiamo conosciuti personalmente: don Andrea Santoro e mons. Luigi Padovese. Papa Francesco, nella festa del protomartire Santo Stefano, ha ricordato: «Il mondo odia i cristiani per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché Lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvage» (Angelus del 26/12/2016).
«Non abbiate paura, voi valete più di molti passeri»: siamo tutti nelle mani di Dio. In Mt 10,29 si legge: «Eppure nemmeno uno [dei passeri] cadrà a terra senza il volere del Padre vostro». La traduzione potrebbe essere più precisa. La Vulgata aveva tradotto bene, «sine Patre vestro», che è il calco del greco, ἄνευ τοῦ πατρòς ὑμῶν. Anche un uccello che cade a terra «non cade per il volere del Padre», ma «non cade senza il Padre vostro»: nella sua caduta ha accanto a sé il Padre che è nei cieli, cioè la sua vicinanza, la sua protezione e il suo affetto. Non si tratta quindi del «volere di Dio» che fa cadere una creatura, ma della paternità di Dio che l’accompagna anche mentre soffre e muore. È il «Padre nostro», che ci ha nel cuore e che non ci lascia mai. Se un giorno dovesse accadere che siamo davvero abbandonati da tutti, non dobbiamo dimenticare che c’è Qualcuno che sempre ci rimane accanto.
Ognuno di noi è nelle mani di Dio, è nel suo cuore. Dice il profeta Isaia: «Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo. Non temere, io sono con te» (Is 43,4-5).
Geremia, nella prima lettura, è colpito e oppresso perché ha annunciato la Parola, ma non è sfiduciato: il Signore è al suo fianco (Ger 20,11). Paolo in Rm 5 rivela l’efficacia dell’opera salvifica: sebbene a causa di Adamo tutti muoiono, su tutti però la grazia di Dio si è riversata in sovrabbondanza.
Papa Leone XIV: «Come l’esercizio della ragione, così la luce della fede illumina promesse e inganni del tempo presente, chiedendo a ciascuno di fare del nostro meglio per costruire una società giusta e pacifica»[1].
[1] https://press.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260605-katholische-studentenverbindungen.html