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Il Vangelo della Domenica

Chi si umilia sarà esaltato!

Giancarlo Pani

31 Agosto 2025

Cena in casa di Simone il fariseo, Moretto, 1544, Chiesa della Pietà di Venezia.

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti» (Lc 14,1.7-14).

Leggendo frettolosamente questa pagina del Vangelo, si potrebbe pensare che Gesù voglia dare un esempio di modestia nel comportamento: mettiti all’ultimo posto, sarai esaltato dall’onore che ti farà il padrone di casa, invitandoti ad andare più avanti, ai primi posti. Infatti, conclude il Signore, icasticamente: «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Non bisogna tuttavia dimenticare che egli sta raccontando una parabola, che non è semplicemente un esempio, o una metafora, o un racconto, ma una sfida, che ha lo scopo di farci riflettere, incastrarci, e costringerci a prender una posizione: ogni parabola è una provocazione! Il Signore non vuole dare solo una lezione di modestia, ma un insegnamento fondamentale: i criteri di giudizio con l’annuncio evangelico sono rovesciati. Chi ritiene di essere una persona importante avrà sgradite sorprese; chi invece si sente indegno, povero, misero e pensa di non valere nulla, sarà riconosciuto per il suo effettivo valore: «Chi si umilia, sarà esaltato». Non si tratta dunque solo di modestia o di saggezza umana, ma della sapienza evangelica, dove il sentirsi indegni è la verità che salva, poiché ci porta a confidare nella misericordia divina.

Lo conferma il passo che segue. «Quando offri un pranzo, non invitare i tuoi amici né i ricchi vicini, perché a loro volta non t’invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio». L’interesse, il guadagno e il tornaconto qualificano spesso le nostre azioni, ma il Vangelo di Luca insiste moltissimo sul distacco dal possesso e dalla ricchezza (si vedano i Vangeli delle precedenti domeniche), per insegnarci che cosa conta davvero nella vita: «Se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, che cosa fate di straordinario? Anche i peccatori fanno lo stesso… Voi invece amate i vostri nemici, fate del bene senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande » (cfr Lc 6,33-35). Il Signore ci insegna la via della gratuità, del dono disinteressato, dell’amore che si pone a servizio dell’altro senza aspettarsi nulla in cambio: tale comportamento dà vera gioia e ci pone nella logica dell’amore di Dio che non si compra e non si vende, perché è gratuito. L’amore che si compra è meretricio.

Quand’ero bambino, nei giorni di festa, mia madre faceva un piatto di pasta in più e mi mandava a portarlo al sordomuto del paese, il quale gesticolava e gridava per dirmi la sua gioia: io non capivo niente di quanto tentava di dirmi, ma riferivo alla mamma la sua «gioia».

La Lettura del Siracide esorta a compiere le opere con mitezza: «Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore» (Sir 3,20). La Lettera agli Ebrei insiste invece sulla nostra intimità con il Dio vivente: ci dà gioia, pace, e soprattutto amore che illumina noi e i nostri fratelli (Eb 12,22).

*   *   *

Leone XIV: «Quanto bisogna ancora aspettare, cos’altro dobbiamo vedere, per fermare la barbarie della guerra che viene quotidianamente da Gaza? Ogni guerra è terribile e va fermata: in Ucraina, Sudan, Myanmar, Yemen… anche solo l’uccisione di una singola persona determina il cambiamento dell’intera umanità, ma a Gaza non si muore più solo per l’orrore della guerra, si muore per la fame…».

Chi si umilia sarà esaltato!

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

31 Agosto 2025


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