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Il Vangelo della Domenica

«Chi ha peccato: lui o i suoi genitori perché nato cieco?»

Giancarlo Pani

12 Marzo 2026

Guarigione del cieco nato, Duccio di Buoninsegna.

Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. […] Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Era un sabato… [leggere l’intero capitolo 9 di Giovanni]

Il protagonista del Vangelo è un uomo cieco fin dalla nascita. Il Vangelo insiste più volte su questo particolare: è nato così, non ha mai visto la luce, i colori, le persone, il mondo. La situazione di quest’uomo è quella di un’estrema povertà: è la povertà di chi sta male, di chi dipende da tutti, quali che siano la sua condizione economica e i suoi doni naturali. È un povero senza speranza, è povero per sempre.

Proprio a quest’uomo Gesù va incontro, senza essere stato interpellato, perché la povertà stessa vissuta e consapevole è domanda, ed è pure apertura che può accogliere.

Il miracolo, il poter vedere la luce, le persone, il mondo, sembrano essere il frutto naturale di un affidamento fiducioso, che è quello di chi è capace di abbandonarsi perché non ha alcuna certezza a cui aggrapparsi: «Va’ a lavarti alla piscina di Siloe!» (Gv 9, 7). Il gesto potrebbe non avere alcun senso, ma c’è l’autorevolezza di chi lo ordina; e il povero sa abbandonarsi.

E gli altri? I suoi genitori, i farisei, quelli che lo avevano veduto chiedere l’elemosina? Gli altri dovrebbero essere contenti per l’evento; e invece no! Sono così sicuri, così «ricchi» delle loro certezze, dei loro schemi, della loro stabilità, che un evento di gioia è, ai loro occhi ciechi, turbamento e inquietudine. E quella che dovrebbe esser festa per la comunità e gloria a Dio che in Gesù uno guarisca diventa un processo in cui Gesù è l’imputato: era un sabato, non si poteva guarire. Il cieco è provocato a testimoniare contro chi lo ha guarito; la luce di Dio è del tutto assente.

Ma la luce si è accesa anche nel cuore del cieco. Sono impressionanti la sua tenacia e le sue risposte ancorate nella verità: sono le risposte chiare di chi, pur continuando a essere povero (non ha paura per sé e per le conseguenze del suo coraggio), rende testimonianza del dono ricevuto che diventa per lui l’unica certezza, e sarà per lui la strada dell’incontro luminoso con il mistero di Cristo. Non c’è un cedimento nelle sue parole, c’è solo la tranquilla e ferma adesione ai fatti: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo» (Gv 9,25). Ma il prezzo di una simile onestà è la solitudine. Anche i suoi genitori si tirano da parte. Difendere Gesù significa ormai rischiare troppo…

Eppure, è proprio a quest’uomo rimasto solo che Gesù si fa incontro una seconda volta. La vista è il mezzo con cui Gesù vuole donare un’altra luce: la certezza di essere amati dal Padre così come siamo, nella situazione che la vita ci chiama ad affrontare. Ed ecco che sembra farsi più chiara l’affermazione iniziale: «Nessuno ha peccato! Non ne hanno colpa né lui né i suoi genitori, ma è così perché in lui si possano manifestare le opere di Dio» (Gv 9, 3).

Anche noi siamo ciechi, sordi, malati, poveri… ed anche per noi il Signore vuole compiere il miracolo: non riacquisteremo la vista fisica o la salute, non saranno forse colmati materialmente i vuoti del nostro essere, e non saranno improvvisamente superati i limiti della nostra intelligenza e del nostro carattere. Eppure, così come siamo, il Signore ci sceglie uno per uno; e così come siamo, se avremo la capacità di essere poveri, di abbandonarci, di «credere al miracolo», potremo diventare portatori di luce, potremo – come il cieco nato – rendere testimonianza dell’incontro straordinario che Gesù incessantemente chiede di fare con ognuno di noi.


Papa Leone XIV: «Sono molto preoccupato per ciò che succede nel mondo: specialmente ieri, oggi e non sappiamo per quanti giorni, nel Medio Oriente. La guerra, di nuovo! Anche noi dobbiamo essere annunciatori del messaggio di pace, la pace di Gesù, la pace che Dio vuole per tutti. Allora bisogna pregare molto per la pace».

«Chi ha peccato: lui o i suoi genitori perché nato cieco?»

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

12 Marzo 2026


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