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Il Vangelo della Domenica

«Alcuni dei nostri sono andati alla tomba… ma lui non l’hanno visto»

Giancarlo Pani

16 Aprile 2026

Cena in Emmaus, Caravaggio.

In quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi [rinfacciandovi] lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista (Lc 24,13-31).

C’è qualcosa di sorprendente ogni volta che leggiamo il Vangelo di Emmaus, perché scalda il cuore e ravviva la speranza. L’evangelista rivela che Gesù risorto è presente nella nostra vita ed è possibile riconoscerlo. I due discepoli hanno sentito parlare del Signore risorto, ma lui non l’hanno visto. È forse il punto centrale dell’episodio e riflette la nostra situazione: anche noi abbiamo sentito parlare del Risorto, ma lui non lo abbiamo visto…

Mettiamoci nei panni dei discepoli di Emmaus, dopo che Gesù si è fatto inchiodare sulla croce ed è stato sepolto come i comuni mortali. «Speravamo che egli fosse il liberatore di Israele!»: ogni ideale, ogni speranza, un mondo di fede e di sogni, tutto è crollato; davanti a loro il vuoto. Eppure le donne sono andate al mattino al sepolcro e li hanno sconvolti: hanno trovato la tomba vuota e hanno detto che egli è vivo. Anche «alcuni dei nostri sono andati alla tomba… ma lui non l’hanno visto». I due sanno, ma sapere non è vedere e nemmeno capire. Con l’animo addolorato ritornano a casa, tristi, ma discutono a voce alta e litigano: «si rinfacciano» (Lc 24,17) qualcosa.

Il Signore, in incognito, si unisce a loro. L’incontro si realizza a poco a poco. Non con teofanie, o miracoli, ma con la Parola che lo sconosciuto rivolge loro: cita l’Antico Testamento, in particolare il Servo sofferente di Isaia. Un disegno misterioso è raffigurato nella sorte del Servo che, come un agnello innocente, è condotto al macello. Di lui dice Dio: «Il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato» (Is 52,13). Egli dona la vita per la salvezza del popolo. E anche se termina con un fallimento – è ucciso – ha in sé il germe di una vita nuova: «Non doveva il Cristo soffrire, per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26).

Giunti a casa, i due chiedono allo sconosciuto di fermarsi con loro, perché il giorno volge al tramonto. Gesù entra «per rimanere con loro». Intorno alla mensa, nell’intimità della casa, secondo l’uso ebraico, l’ospite recita la preghiera di benedizione, spezza il pane e lo dà loro. Gli occhi dei discepoli allora si aprono e riconoscono il Signore, il quale scompare dalla loro vista. Essi, quindi, pieni di gioia, tornano di nuovo a Gerusalemme (11 km) per annunziare di aver incontrato il Risorto. Là apprendono che Gesù si era fatto vedere a Pietro.

Ecco allora l’itinerario per incontrare il Risorto: l’ascolto della Parola e lo spezzare il pane nell’eucarestia. Forse anche noi tante volte abbiamo accolto la Parola e celebrato l’eucaristia, ma non abbiamo incontrato il Signore… Manca ancora qualcosa di importante? Che sarebbe accaduto se i due alla richiesta dello sconosciuto lo avessero cacciato via, magari dicendo «Lasciaci in pace, non puoi capire il nostro dolore, siamo disperati» e non lo avessero invitato a rimanere con loro?    

Il Signore lo si incontra misteriosamente se la nostra vita è per i fratelli, se è un servizio fatto con generosità, se diamo loro il dono ricevuto, se spezziamo il pane con loro, se ascoltiamo la Parola del Risorto. Ecco l’annuncio straordinario che viene dal Vangelo di Emmaus.


Papa Leone XIV denuncia le «inderogabili responsabilità dei governanti» e il «delirio di onnipotenza» che trascina «persino nei discorsi di morte» il nome di Dio[1].


[1] https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260411-rosario-pace.html

«Alcuni dei nostri sono andati alla tomba… ma lui non l’hanno visto»

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

16 Aprile 2026


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