In Iraq il papa e l’ayatollah fanno la storia

Internazionale · 08/03/2021

Il viaggio del papa in Iraq è stato importante per diverse ragioni, sia politiche sia religiose, ma fra tutte ne spicca una: aver strappato la regione alla rassegnazione dei conflitti e del sangue, del terrorismo e della legge dell’ingerenza del più forte, dell’impotenza della diplomazia e del diritto; tanto più in un momento in cui l’impatto traumatico della pandemia contribuisce a cancellare le altre crisi del mondo contemporaneo. […]

La rivista della Compagnia di Gesù, La Civiltà Cattolica, citando le parole di monsignor Bashar Warda, arcivescovo della chiesa cattolica caldea dell’Iraq, ha affermato: “Prima del 2003 c’erano in Iraq oltre 1,3 milioni di cristiani. Oggi ne sono rimasti meno di 300mila. Quando non c’è lavoro, non sono garantiti diritti alle minoranze e sicurezza, la fuga e la diaspora sono purtroppo la scelta di molti”. Tuttavia, rileva la testata dei gesuiti, il problema è molto più antico […]

Correlati

La situazione dei cristiani in Iraq

Il contesto dell’articolo. La visita di papa Francesco in Iraq (5-8 marzo 2021), tra le altre cose, riporta certamente all’attenzione dei cristiani di tutto il mondo e della stessa comunità internazionale il tema della soprav­vivenza delle comunità cristiane nelle regioni...