Il papato è un grande film, soprattutto se i papi sono due

Internazionale · 09/01/2020

Jospeh Ratzinger aveva davvero la forte ambizione di fare il papa e promosse la propria candidatura tra i cardinali riuniti in conclave nel 2005? Jorge Mario Bergoglio si sentiva veramente perseguitato dai fantasmi della dittatura argentina prima di essere eletto pontefice? Due papi si confrontano, discutono, litigano apertamente, poi si riconciliano pur nelle differenze di cui sono ormai sempre più coscienti, e in qualche modo si comprendono reciprocamente. Si può dire che I due papi sia un film di fantasia ben radicato nella realtà. […]

[…] Ha detto di recente Francesco nel corso del consueto discorso rivolto alla curia prima di Natale, [che] non siamo più dentro la stagione della “cristianità”, ma all’interno di un “cambiamento d’epoca”. Il papa argentino chiede alla chiesa di slegarsi dal potere politico, di aprirsi al mutamento, di confrontarsi con esso, di stare inequivocabilmente e senza troppi calcoli, dalla parte del più debole, di cercare la fede dentro i segni dei tempi. “Bergoglio sa che il ‘popolo eletto’ che diventa ‘partito’ entra in un intricato intreccio di dimensioni religiose, istituzionali e politiche che gli fanno perdere il senso del suo servizio universale e lo contrappongono a chi è lontano, a chi non gli appartiene, a chi è nemico”, ha scritto padre Antonio Spadaro, gesuita, sull’ultimo numero della Civiltà Cattolica. […]

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