Cosa non mi convince della nuova traduzione del Padre Nostro

Tempi · 27/11/2020

Domenica a Messa reciterò la preghiera del Padre Nostro nella nuova traduzione che sostituisce «non ci indurre in tentazione» con «non ci abbandonare alla tentazione», ma con la solida riserva mentale che la mia preghiera non sottintende in alcun modo che Dio non ha nulla a che fare con le tentazioni della mia vita. […]

Volendo aggiornare la traduzione italiana e fugare l’equivoco, presente in quella tradizionale, che Dio possa desiderare la caduta dell’uomo, i vescovi avrebbero potuto scegliere un’espressione inequivocabile come “e non metterci alla prova”. Del resto è ciò che proponeva padre Pietro Bovati, biblista e segretario della Pontificia Commissione Biblica, in un articolo uscito su La Civiltà Cattolica un paio di anni fa (“Non metterci alla prova” – A proposito di una difficile richiesta del Padre NostroLa Civiltà Cattolica quaderno 4023, pp. 215-227, Volume I, 3 febbraio 2018). […]

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ABSTRACT – Nella preghiera del Padre Nostro c’è una petizione che costituisce da tempo un motivo di disagio pastorale. Ci riferiamo all’espressione: «E non c’indurre in tentazione». A causa di una traduzione dal latino fin troppo letterale, Dio risulta così...