In occasione della rivisitazione della doppia trilogia di Star Wars, firmata da George Lucas, concludevamo, circa tre anni or sono, che i legami sempre più stretti tra il cinema, le arti maggiori e minori e alcune discipline umanistiche e scientifiche si andavano consolidando e che alcuni dei film più interessanti — non sempre, è vero, quelli di maggior pregio —, al di là di ogni genere particolare, confermavano la stabilità e la fecondità di questi collegamenti, senza invocare la necessità di verificarli di volta in volta[1].
A distanza di circa tre anni da quelle considerazioni, ci sembra di poter trovare alcune conferme dall’uscita di Prometheus, di Ridley Scott, dal completamento della trilogia dell’Hobbit, di Peter Jackson, da altre pellicole di valore diverso, come Gravity, Elysium, Il gioco di Ender e, di tutt’altro genere, To the Wonder[2], di Terrence Malick, da molti considerato «il seguito» di The Tree of Life.
Ma uno spunto, ancora più circostanziato, per portare avanti il discorso, ce lo offre Jeffrey Jacob Abrams (New York, 27 giugno 1966), che già citammo tra gli emulatori di Lucas con l’undecimo film ispirato al mondo di Star Trek, intitolato semplicemente Star Trek (2009), e poi con il dodicesimo titolo, Star Trek, Into Darkness (2013), che tratta ancora di un episodio sulla giovinezza del capitano Kirk, del comandante Spock e degli altri compagni del più famoso equipaggio dell’astronave Enterprise, nel futuro del XXIII secolo.
Non pago di questi risultati, dopo che George Lucas ha ceduto tutto il suo impero produttivo e manageriale alla Disney, Abrams è riuscito a farsi assegnare il compito di concludere la saga di Star Wars, completando l’episodio n. 7(Star Wars, The Force Awakens, 2015), proprio mentre venivano programmati o stavano per uscire altri film di grande richiamo, tra i quali Interstellar.
J. J. Abrams non si ferma soltanto al cinema e alla televisione (è l’ideatore di fortunate serie come Alias e Lost), e ha voluto mostrare attraverso una sorta di libro-oggetto bellissimo[3], realizzato a più mani, dalla carta volutamente ingiallita, la ricchezza dell’immaginario collettivo con i suoi vari livelli di significato.
Questo misterioso libro, intitolato S. La nave di Teseo, di W. M. Straka, non è affidato al lettore come una generica copia di una nuova edizione, ma vuol essere proprio quella copia rubata nel 1949 dalla biblioteca di un liceo e poi passata per diverse mani e vari luoghi, come dimostrano i timbrini dei prestiti
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