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Il Vangelo della Domenica

«Ricordati che sei polvere!»

Giancarlo Pani

17 Febbraio 2026

La Quaresima è il tempo che ci prepara alla Pasqua e ricorda i 40 giorni trascorsi da Gesù nel deserto per prepararsi ad annunciare il vangelo. Per i primi cristiani era il tempo del catecumenato. I catecumeni si preparavano al battesimo, che si celebrava la notte di Pasqua: i 40 giorni di preghiera e di penitenza, segnavano l’itinerario della propria conversione. Con la penitenza pubblica, sorge la celebrazione del rito delle ceneri: essa costituiva l’inizio del cammino penitenziale dei fedeli che si concludeva il Giovedì santo con il rito della riconciliazione. In seguito, il rito delle ceneri si estende a tutti i fedeli e la riforma liturgica ha ritenuto opportuno conservare il segno e l’importanza della celebrazione. Per noi è il momento privilegiato dell’anno liturgico, in cui la Chiesa ci invita alla «penitenza», cioè alla presa di coscienza della verità dell’uomo e del senso del suo rapporto con Dio.

Il rito delle ceneri rimanda alle prime pagine della Genesi: «Ricordati che sei polvere!». È l’invito a riconoscere in noi l’umanità con tutti i limiti che essa comporta e che si configurano nella precarietà della situazione presente. L’uomo è fatto di «polvere».

Che cosa significa «essere polvere»? In Gen 2 Dio plasma l’uomo con la polvere della terra: quindi l’uomo è polvere e deve ritornare in polvere. L’essere polvere richiama alla mente la realtà della morte. Tuttavia, la Parola di Dio vuole dire di più: essa indica che l’uomo è fragilità, è insicurezza, è povertà, è labilità. L’essere polvere significa anche sperimentare il fallimento delle nostre speranze, la frustrazione dei nostri desideri, la delusione dei nostri affetti, lo sfaldamento del nostro lavoro e dei nostri successi.

Nello stesso passo si afferma pure che l’uomo nasce dalle mani di Dio: la sua incompiutezza fa parte del piano di Dio e quindi è carica di positività e di vita. Dio, che ci ha fatto dalla polvere, ci raccoglie nelle sue mani: se noi accettiamo di essere polvere, se, cioè, in questa condizione di povertà estrema siamo capaci di continuare a vivere la fedeltà alla sua parola e alla sequela di Gesù, che, passando attraverso il fallimento e la croce, è risorto, annunciando che il Regno di Dio è degli umili, dei poveri, dei falliti.

Il rito delle ceneri ha anche un secondo significato: è il segno esteriore di colui che si pente del proprio agire disordinato e decide di convertirsi, cioè di ritornare al Signore. Il libro di Giona racconta la conversione dei Niniviti in seguito alla predicazione del profeta: «I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere» (Gn 3,5-9).

La liturgia delle ceneri conserva questo duplice significato che si ritrova nell’antica formula d’imposizione: «Ricordati che sei polvere…». Invece la nuova formula, «Convertiti e credi al Vangelo», esprime bene l’aspetto positivo della Quaresima. Le due formule, unite insieme, dicono nel modo migliore il significato della celebrazione: «Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai». E quindi, «Convertiti e credi al Vangelo».

«Ricordati che sei polvere!»

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

17 Febbraio 2026


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