Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio(Dt 8.3)». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra (Sal 91,11 s)». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo (Dt 6,13)». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto (Dt 6,13)». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano (Mt 4,1-11).
All’inizio del cammino quaresimale, per orientarci alla penitenza, la Chiesa ci propone le tentazioni di Gesù: come ogni uomo, anche Gesù è tentato, ed è stato messo alla prova in ciò che aveva di più caro, la fiducia nella Parola del Padre.
«Se sei Figlio di Dio…». Parte da qui la prima tentazione. Dopo 40 giorni di digiuno Gesù ha fame. Il tentatore sembra offrirgli un aiuto: suggerisce la soluzione più semplice, più immediata. «Di’ che queste pietre diventino pane». Che male c’è a trasformare le pietre in pane? È ciò che è necessario: senza pane non si può vivere… Se non ti nutri, come puoi annunciare il Vangelo? Le tentazioni hanno spesso l’apparenza del bene, propongono qualcosa di buono, ma dicono una verità ingannevole.
La risposta di Gesù è chiara: il pane non è un assoluto, l’uomo non vive di solo pane. Il pane è necessario per la vita, ma non è tutto. Nasconde la sensazione della sicurezza della vita. Ma tale sicurezza non viene dal pane, ma da Dio che ce lo dona. Si vive del dono di Dio, che è la sua Parola, che è vita e dà la vita. Accogliere la Parola e viverla è già fonte di vita.
Gesù non ha mai fatto qualcosa per sé e non lo farà mai. L’urlo dei sacerdoti, degli scribi e dei giudei sotto la croce lo rileva: «Salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!» (Mt 27,40-42). Ma Gesù non scende dalla croce, perché rifiuta il principio supremo dell’agire umano: «Salva te stesso!».
La seconda tentazione riguarda il successo, la fama, il messianismo miracolistico: il Figlio di Dio deve rispondere alle attese religiose delle persone. Il tentatore si fa forte della Parola di Dio, citando il Salmo 91: «Buttati giù dal punto più alto del Tempio! Gli angeli ti sosterranno e tutti avranno fede in te…». La fama, l’ammirazione degli uomini costituiscono la strategia del mondo, la dinamica della riuscita. Se non sei famoso, non conti nulla, sei un fallito.
Gesù risponde che la fiducia in Dio non può giungere a «tentare Dio», a forzarlo a compiere un miracolo. C’è uno stravolgimento: si pretende di essere ascoltati da Dio, invece che ascoltarlo, si vuole che Dio faccia ciò che piace a noi, invece di fare noi ciò che piace a lui.
L’ultima tentazione è quella del potere: tu devi essere signore del mondo e io ti darò tutto, «se, prostrandoti, mi adorerai». Gesù risponde con forza: «Vattene, Satana! Adorerai il Signore Dio tuo». Non è con il potere che si salva il mondo, ma con il servizio, facendosi servo di tutti, donando la propria vita fino a perderla. Gesù supera la tentazione perché non il suo comodo e il proprio vantaggio sono la norma del suo agire, ma il bene e la salvezza che deve portare a tutti gli uomini.
La prima lettura (Gen 2-3) ci ricorda la tentazione dei nostri progenitori: se quando uno è tentato si allontana da Dio, rimane solo, fallisce la prova. Il peccato ha origine dalla mancanza di fiducia in Dio, dall’allontanarsi da lui. Paolo invece, nella seconda lettura (Rm 5,12-19), ci rivela la vittoria della grazia sul peccato. Gesù vince il tentatore anche per noi. Perciò possiamo aver fiducia.
Leone XIV: «Le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore».