Cosa ci hanno insegnato i due anni di pandemia

Left · 11/02/2022

Non c’è alcun motivo di credere che l’Aids rimarrà l’unico disastro globale della nostra epoca causato da uno strano microbo saltato fuori da un animale. Qualche Cassandra bene informata parla addirittura del Next Big One, il prossimo grande evento, come di un fatto inevitabile (per i sismologi californiani il Big One è il terremoto che farà sprofondare in mare San Francisco, ma in questo contesto è un’epidemia letale di dimensioni catastrofiche). Sarà causato da un virus? Si manifesterà nella foresta pluviale o in un mercato cittadino della Cina meridionale? Farà trenta, quaranta milioni di vittime? L’ipotesi è ormai così radicata che potremmo dedicarle una sigla, Nbo. La differenza tra Hiv-1 e Nbo potrebbe essere, per esempio, la velocità di azione: Nbo potrebbe essere tanto veloce a uccidere quanto l’altro è relativamente lento. Gran parte dei virus nuovi lavorano alla svelta». Frasi profetiche scritte da David Quammen nel famoso libro Spillover: Animal Infections and the Next Human Pandemic1: è il 2012 [….]

Il dominio degli interessi privati, trasformatosi in logica predatoria, ha segnato in profondità il rapporto che si è stabilito tra l’essere umano, gli altri viventi presenti sulla terra e l’equilibrio di tutto il pianeta. «[…] la pandemia Covid-19 non solo non è un cosiddetto “cigno nero” – scrive l’economista Gaël Giraud su Civiltà Cattolica – era perfettamente prevedibile, sebbene non sia stata affatto prevista dai mercati finanziari onniscienti, ma non è nemmeno uno “shock esogeno”. Essa è una delle inevitabili conseguenze dell’Antropocene. La distruzione dell’ambiente che la nostra economia estrattiva ha esercitato per oltre un secolo ha una radice comune con questa pandemia: siamo diventati la specie dominante sulla Terra, e quindi siamo in grado di spezzare le catene alimentari di tutti gli altri animali, ma siamo anche il miglior veicolo per gli elementi patogeni […]». […]

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