SAVERIO CORRADINO - GIANCARLO PANI

LA SAPIENZA

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Nel Vicino Oriente antico la «sapienza» non si identifica con il sapere intellettuale, ma indica la perizia manuale di un artigiano. Se ne trova un cenno nel Deuteronomio, dove la Sapienza di Dio è la sua stessa attività creatrice, e nell’Esodo,quando si precisa la maestria degli artigiani nel fare gli arredi sacri e nel costruire il santuario. In seguito la «sapienza» diviene l’arte di costruire la propria vita, il saper vivere bene. Nei libri sapienziali, essa è un dono di Dio e detta i criteri che consentono all’uomo di fare della propria vita «un’opera d’arte»; perciò comprende l’intelligenza delle cose umane, la tradizione degli antichi, i consigli per vivere bene ed essere felici, e soprattutto la fedeltà a Dio, che è il fulcro della «vera Sapienza».

Lo rivela la preghiera di Salomone che chiede al Signore la sapienza, cioè un cuore docile nel discernere il bene dal male e nel giudicare rettamente. La Sapienza è un’interpretazione dell’Antico Testamento: un libro nuovo e poco considerato, forse perché è un «deuterocanonico». Sarebbe stato composto alla fine del I secolo a.C., verosimilmente quando Gesù era già nato.

È l’ultimo libro dell’Antico Testamento: la sua novità e la sua forza derivano in larga misura da tale collocazione, che non è puramente cronologica, ma costituisce un ponte ideale con il Nuovo Testamento e testimonia quella trasformazione che sta sconvolgendo dall’interno la tradizione biblica prima della novità cristiana. Ed è chiaro perché sia l’ultimo: esso porta con molta dignità questa sua parte del più vicino al Nuovo Testamento tra i libri dell’Antico. Forse è la ragione determinante che ha spinto gli Ebrei a escludere la Sapienza dal canone della Scrittura Sacra.

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