If I only could I’d make a deal with God and I’d get him to swap our places: così canta Kate Bush nel suo noto brano degli anni Ottanta «Running up that hill», tornato a risuonare grazie alla serie Stranger Things. La produzione targata Netflix nasce nel 2016 dalla regia e sceneggiatura dei fratelli Duffer, con la produzione di Shawn Levy e un cast molto giovane, tra cui Millie Bobby Brown, Finn Wolfhard, Caleb McLaughlin, Gaten Matarazzo, Noah Schnapp e Sadie Sink, affiancati da adulti carismatici come Winona Ryder e David Harbour. La narrazione, forse a causa della sua lunga serialità, risulta talvolta incoerente, lasciando lo spettatore con interrogativi e vuoti narrativi; tuttavia il fascino della storia ha conquistato il pubblico fino all’uscita della quinta stagione, all’alba del 2026.
La storia è ambientata in Indiana, nel 1983, e segue un gruppo di bambini alla ricerca dell’amico scomparso, Will. Parallelamente si racconta la fuga di Undici, una bambina dotata di poteri straordinari, cavia dell’Hawkins National Laboratory, dove vengono condotti esperimenti sulle potenzialità fisiche e mentali di bambini «speciali». Le storie di Undici e di Will si intrecciano quando un Demogorgone, creatura spaventosa e misteriosa, custodita nel laboratorio di Hawkins, scappa e trascina Will in un’altra dimensione: il Sottosopra, inizialmente accessibile solo a Undici, che insieme agli amici tenta di salvarlo.
Nelle stagioni successive si sviluppano le vicende di bambini, ragazzi e adulti impegnati a liberare Hawkins dall’oscuro potere del Mind Flayer, entità mostruosa che, attraverso Vecna – il primo bambino dotato di poteri – entra nelle menti delle vittime per assorbirne l’energia vitale ed espandere il Sottosopra.
La saga fonde fantasy, dramma, horror, thriller e fantascienza, intrecciando temi di amicizia, famiglia, perdita, solitudine e conflitti del mondo reale. Ed è incredibile che un universo così fantastico possa parlare di dinamiche profondamente umane e ordinarie. Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di una lettura su più livelli, come sovente accade in contesti ricchi di simboli ed elementi immaginari. Anzi, si potrebbe dire che, per dare valore alle tematiche più profonde e misteriche, la via dell’assurdo, della fantasia e dell’irreale rende tutto più vivo, vero e paradossalmente tangibile. Come accade guardando un’opera di Hieronymus Bosch: una follia apparentemente ridicola, in realtà densa di significato.
Sant’Ignazio di Loyola, negli Esercizi spirituali, distingue tra spirito buono e spirito cattivo: il primo proviene da Dio e conduce verso il luogo della fioritura; il secondo proviene da Satàn (il termine ebraico meglio conserva l’idea di chi ostacola) e induce all’abbattimento, trasportando sé stessi in un luogo interiore non generativo.
Il controllo esercitato dal Mind Flayer e da Vecna sui personaggi restituisce chiaramente la dinamica dello spirito cattivo: una voce che sminuisce, isola e intrappola nell’illusione. Da questa voce nasce il Sottosopra, una realtà speculare a Hawkins, trasformata in un paesaggio che non lascia scampo. Il vero pericolo è scivolare più a fondo, nell’abisso della Dimension X, dimora del Mind Flayer, spazio che tuttavia va esplorato per reagire al mostro una volta per tutte. Quello che permette ai personaggi di tornare alla realtà è il ricordo di ciò che risveglia sentimenti e speranza: una mente creativa, un cuore fiducioso e un animo attivo consentono di percorrere vie straordinarie che conducono alla salvezza. Un impeto che ricorda quello di Pietro quando cammina sulle acque, guidato e salvato da Gesù nel momento del dubbio (cfr Mt 14,22-33). Seguire la via dello spirito buono permette di stupirsi dei doni che si custodiscono e dei nuovi frutti che si raccolgono; la via dello spirito cattivo è un vortice nel quale si ripete sempre la stessa esperienza fallimentare.
In questo continuo passaggio tra mondi e stati interiori, tra finzione e realtà, nel costante sforzo di sentire l’altro, di intercettarlo, di seguirlo e comprenderlo, acquista pieno senso il testo di Kate Bush, che continuamente riecheggia: un patto con Dio per scambiarsi di posto, guardare il mondo attraverso gli occhi dell’altro e incontrarsi, finalmente, nell’amore.