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Cultura e società

La religiosità dell’attesa nell’opera di Pier Vittorio Tondelli

Antonio Spadaro

9 Dicembre 2021

In occasione del trentennale della morte di Pier Vittorio Tondelli, rendiamo disponibile anche sul nostro sito il primo articolo dedicato all'autore di Correggio dalla nostra rivista, originariamente pubblicato da p. Antonio Spadaro il 7 ottobre 1995 nel numero 3487 de La Civiltà Cattolica.

***

Occuparsi di Pier Vittorio Tondelli significa confrontarsi con una produzione letteraria intensa, anche se breve per la prematura morte nel 1991 dell’Autore, all’età di 36 anni[1]. L’avvio dell’opera del giovane scrittore emiliano ha suscitato scandalo sin dall’inizio a causa della censura e del sequestro dell’opera prima, Altri liberti­ni, considerata dalla magistratura «opera luridamente blasfema» che «stimola violentemente i lettori alla depravazione e al disprezzo della religione» e questo, oltre che per il linguaggio, certamente anche per la tematica autobiografica dell’omosessualità, presente in essa come in molta parte della restante produzione. A noi qui interessa far emergere con discernimento, attraverso le luci e le ombre, lo specifico dell’esperienza personalissima di Tondelli scrittore, senza cedere alla tentazione dei giudizi in generale. Il nostro intento sarà dunque quello di cogliere i semi di religiosità e di appassionato appello alla trascendenza e alla dimensione del sacro presenti nell’opera dello scrittore emiliano.

✅ Leggi anche Gli ultimi appunti di P.V. Tondelli.

La sensibilità religiosa

La sensibilità per il fatto religioso è un motivo di sottofondo, che emerge tra le righe in vari luoghi della produzione tondelliana, anche se tematicamente non di frequente. Occorre porre in eviden­za che in essa appare una svolta, determinata dal raggiungimento da parte dell’Autore del trentesimo anno di età, anno in cui sembra concludersi ogni ricerca di una identità immediata e istantanea, ti­pica delle prime opere, per lasciare il posto al ricordo, alla memo­ria, allo sguardo prospettico e riflessivo, in cui si delinea in modo determinante la figura dell’abbandono e della separazione. Qui in­tendiamo occuparci soprattutto di questa seconda parte della sua produzione, tuttavia già nelle prime opere troviamo quel filo di Arianna che conduce verso le opere successive.

Nelle sei storie di giovani «belli e dannati» di Altri libertini la ci­fra per comprendere il libertinaggio e le avventure «sulla strada» — per sentieri che hanno sempre la loro interruzione negli «Scora­menti» — è in modo esplicito la «salvezza»[2], che si fonde con il te­ma del ritorno a un Eden perduto[3]. In Pao Pao, romanzo sulla vita militare, domina il «vagare per sentieri che non conosciamo» alla ricerca disperata di una «misteriosa

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La religiosità dell’attesa nell’opera di Pier Vittorio Tondelli

Antonio Spadaro

Sottosegretario del Dicastero Vaticano per la Cultura e l’Educazione. Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.



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