In occasione del suo viaggio apostolicoin Turchia e in Libano (28 novembre – 2 dicembre 2025), papa Leone XIV ha reso pubblica, nella solennità di Cristo Re (23 novembre 2025), la lettera apostolica In unitate fidei (IUF)[1]. Essa intende approfondire le motivazioni spirituali ed ecumeniche che hanno ispirato questo suo primo viaggio apostolico. Leone XIV, quinto successore di Pietro a visitare la Turchia, ha compiuto un pellegrinaggio che ha rappresentato un ritorno alle origini della fede, là dove affondano le radici del cristianesimo. A Nicea, infatti, fu formulato il Credo, la professione di fede che ancora oggi accompagna la vita non solo della Chiesa cattolica, ma di tutte le Chiese d’Oriente e delle Comunità ecclesiali nate con la Riforma protestante del XVI secolo[2].
Nella bolla di indizione del Giubileo Spes non confundit, papa Francesco aveva definito il Concilio di Nicea «una pietra miliare nella storia della Chiesa». Seguendo le orme del suo predecessore, Leone XIV ha rivolto a tutte le comunità cristiane l’invito a proseguire nel cammino verso l’unità visibile, celebrando insieme l’anniversario di quel grande raduno ecclesiale convocato dall’imperatore Costantino nel 325.
La lettera apostolica fa esplicito riferimento al ricco documento della Commissione teologica internazionale Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. 1700° anniversario del Concilio Ecumenico di Nicea (325-2025)[3], approvato da papa Francesco e pubblicato il 16 dicembre 2024. Pertanto, la lettera apostolica e il documento della Commissione teologica vanno considerati insieme. Nella lettera, Leone XIV afferma che la professione di Nicea «merita di essere confessata e approfondita in maniera sempre nuova e attuale» (IUF 1)[4].
La struttura della lettera apostolica
In più punti il documento pontificio ricorda il contesto storico del IV secolo, segnato dalla crisi ariana, che negava la piena divinità di Cristo. Per salvaguardare l’unità della fede venne convocato il Concilio, con lo scopo di redigere una professione di fede che proclamasse Gesù Cristo, Figlio di Dio, «generato, non creato, della stessa sostanza del Padre». Espressioni come «Dio da Dio, luce da luce» sottolineano che Cristo è riflesso perfetto della gloria divina e, attraverso il battesimo, i credenti partecipano a questa stessa luce. Dopo Nicea, figure come sant’Atanasio e i Padri cappadoci difesero e approfondirono la fede trinitaria, fino al Concilio di Costantinopoli (381), che completò la formula con l’articolo sulla divinità dello Spirito Santo.
La lettera apostolica di Leone XIV è suddivisa in 12 paragrafi. Dopo il paragrafo introduttivo, il testo sottolinea
Contenuto riservato agli abbonati
Vuoi continuare a leggere questo contenuto?
Clicca quioppure
Acquista il quaderno cartaceoAbbonati
Per leggere questo contenuto devi essere abbonato a La Civiltà Cattolica. Scegli subito tra i nostri abbonamenti quello che fa al caso tuo.
Scegli l'abbonamento