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Abitare nella possibilità

«Il ragazzo e l’airone», di Hayao Miyazaki

Giacomo Andreetta

6 Gennaio 2024

Quaderno 4165

Il lungometraggio animato, ultimo capolavoro del regista Hayao Miyazaki dello studio Ghibli – e recente vincitore del primo Golden Globe per un anime – rappresenta il suo testamento spirituale. Il titolo italiano Il ragazzo e l’airone riprende la traduzione internazionale, mentre l’originale giapponese E voi come vivrete? Riprende il titolo di un libro nipponico di inizio Novecento.

Il titolo italiano ci svela i personaggi: il giovane Mahito e un uomo-airone che gli fa da Virgilio nelle sue avventure. Siamo durante la Seconda guerra mondiale: dopo la morte della madre, avvenuta in un incendio (scena iniziale del film), il ragazzo si trasferisce in campagna, nella casa materna, dove scopre che il padre ha preso in moglie la sorella minore della madre. Nel giardino, tra il laghetto e il bosco, vi è una torre frequentata da un dispettoso airone cinerino. Proprio con lui il ragazzo partirà nel «mondo di sotto», per cercare la matrigna che, nel frattempo, sembrava persa nel bosco. In questo luogo incantato, verrà aiutato da diverse figure femminili contro terribili pellicani e parrocchetti mangia-uomini: Kiriko, una delle anziane domestiche trasformatasi in giovane piratessa, e Himi, la versione bambina della mamma con l’abilità di dominare il fuoco.

Veniamo al titolo giapponese: è la chiave di lettura del film. Perché alla fine del viaggio, dopo aver salvato la matrigna, Mahito incontra l’anziano prozio, il creatore del «mondo di sotto», che gli propone di diventare suo erede. Il ragazzo non si sente abbastanza onesto per regolare un mondo ideale, fatto di pace e di bellezza: decide invece di realizzarlo nel suo mondo «reale», oltre la porta 132.

E il film ben rappresenta questo mondo reale, con il dinamismo delle contrapposizioni: vita e morte, fuoco e acqua, confusione e silenzio, giovinezza e vecchiaia, sopra e sotto… La scelta di come vivere è certamente influenzata dalle nostre guide e dalle esperienze vissute, ma in fin dei conti è personale, ciascuno deve decidere come giocarsi.

I colori, i personaggi, le scenografie sono continui omaggi agli 11 film precedenti di Miyazaki, e non manca all’appello nessun personaggio o elemento caratteristico (la nonnina, il castello, le nuvole…). Il regista nipponico forse davvero ci lascia in eredità la sua fantasia, le sue creature e un mandato: la vita è bella e aspetta noi come suoi protagonisti in un mondo da amare. Come la vivremo?

«Il ragazzo e l’airone», di Hayao Miyazaki

Giacomo Andreetta

Animatore spirituale all’Istituto Massimiliano Massimo di Roma.

6 Gennaio 2024

Quaderno 4165

  • Anno 2024
  • Volume I

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