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In occasione del suo 70° compleanno, l’11 ottobre 2025, al cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, è stata offerta una Laudatio, intitolata secondo Isaia 52,7. Il volume, di 888 pagine, a cura di Nicla Buonasorte e Alberto Melloni, contiene 70 saggi che trattano da varie angolature il tema della pace, sottolineato dalla copertina, in cui figurano due piedi nudi, polverosi, segno della fatica del messaggero che l’annuncia. I contributi di esegesi, teologia, storia ed esperienze profetiche offrono una prospettiva originale, andando oltre l’occasione. Gli autori, di generazioni diverse, di vari continenti e culture, indagano le radici «della perseveranza evangelica» del cardinale Zuppi e «la scelta di convertire la propria vita alla luce della Scrittura, nella fedeltà a Didaché 2,7: “Non odierai alcun uomo”» (p. 17).
Il filo che lega i saggi è dunque «la pace», così come emerge dalla Bibbia, interpretata nella storia, divenuta profezia, ma anche imperiosa necessità di fronte al dolore, alla distruzione e alla morte. Riccardo Di Segni analizza il concetto di shalom nella letteratura rabbinica: non solo assenza di conflitti, ma armonia e benessere, fondamento dell’esistenza insieme alla giustizia e alla verità. Il tema della pace implica anche una riflessione sulla possibilità di una «guerra giusta»: Giuseppe Caruso afferma che Agostino ne parla, che però elogia quanti «uccidono la guerra con le parole e ottengono e conservano la pace attraverso la pace» (p. 252).
Nel Cinquecento Erasmo – evidenzia Andrea Annese –, nella Philosophia Christi, rifiuta la guerra. Profeta inascoltato al suo tempo, dilaniato da gravi conflitti, egli ha invece ancora oggi la sua inalterata attualità: perfino «la pace più ingiusta è preferibile alla più giusta delle guerre» (p. 322).
Primo Mazzolari – nota Giorgio Vecchio – in Tu non uccidere, uscito anonimo nel 1955, rappresenta un’importante, ma isolata, testimonianza di pace: la guerra è «sempre criminale», perché la violenza non porta mai a una vera giustizia (cfr p. 507).
Come ottenere pace fra belligeranti? Non esistono formule – rileva Roberto Morozzo della Rocca – ma la storia della «pace italiana» in Mozambico è emblematica per la mediazione di Sant’Egidio fra i contendenti. Nel 1992, dopo 27 mesi di trattative, il dialogo fra il Frelimo e la Renamo e il confronto delle loro ragioni sono stati decisivi per la pace.
In Brasile, Hélder Câmara – notano Luiz Carlos Luz Marques e Lucy de Silva Pina Neta – ha promosso la pace attraverso la giustizia, evidenziando il ruolo dei giovani per costruirla e denunciando la miseria come «la più ipocrita, la più insidiosa e la più mortifera [delle guerre]» (p. 625). La sua eredità rimane un monito contro la violenza dell’ingiustizia.
Tra le esperienze profetiche – osserva Federico Ruozzi – figura «La lettera ai giudici come un’opera d’arte» di don Milani. Vi si afferma il diritto del cittadino di «reagire all’ingiustizia», perché ha libertà di parola e di stampa: «ognuno deve sentirsi responsabile di tutto» (p. 595). Nel 1965 Milani e la sua scuola sono divenuti protagonisti del movimento pacifista italiano e internazionale.
L’incontro di Assisi del 1986 – afferma Mauro Velati – ha rinnovato nella Chiesa cattolica il nesso tra preghiera, pace ed ecumenismo. Giovanni Paolo II ha trasformato la proposta di un «Concilio di pace» in una Giornata mondiale di preghiera interreligiosa. L’iniziativa è stata resa possibile dal clima conciliare e ha permesso di ridefinire un nuovo ruolo del papato come promotore di pace.
Sintesi dei temi affrontati nell’opera è il saggio di Daniele Menozzi su «Papa Francesco e la pace»: il Pontefice condanna ogni guerra e segnatamente la «Terza guerra mondiale a pezzi», perché insensata e inutile, e sottolinea il legame tra conflitti e commercio di armi. Nell’enciclica Fratelli tutti rivede anche il Catechismo della Chiesa cattolica, dichiarando che una «guerra giusta» non è più concepibile (cfr p. 862), e ancor meno una «guerra santa», che sarebbe un abuso politico della religione.
Si è scelta come Postfazione un brano tratto dall’intervento di David Sassoli al G20 Interfaith Forum di Bologna (2021), in cui si auspica che le religioni diventino strumenti di fratellanza e «ri-umanizzazione», e non di conflitto. Nessuno si salva da solo: questa «è la sfida a cui tutti siamo chiamati» (p. 886).