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Il libro parla della guerra clandestina e delle trame orchestrate dagli apparati britannici contro Alcide De Gasperi. È una ricostruzione inedita e dettagliata di un capitolo importante della storia d’Italia, basata su fonti archivistiche britanniche, statunitensi e italiane.
Nello scenario di divisione del mondo in aree di influenza decisa a Jalta, l’Italia, considerata Paese sconfitto, viene assegnata al controllo di Londra, che la considera strategica per i suoi interessi, a causa della sua posizione di frontiera fra Europa e Mediterraneo, fra Occidente e Oriente.
De Gasperi guida con autorevolezza l’Italia nel processo di trasformazione in uno Stato democratico, traghettandola verso l’Assemblea costituente e il referendum istituzionale. Evita un nuovo bagno di sangue, stringendo il patto costituzionale con Togliatti; aggancia il Paese all’area atlantica e all’Europa da unificare e crea le condizioni per il boom economico, che nel giro di pochi anni proietterà l’Italia fra le grandi economie del mondo. La rete di interessi stranieri, all’opera per destabilizzare la Penisola, deve fare i conti con le strategie del grande statista, che dimostrano chiaramente che l’Italia non si fa trattare come una colonia e sa svolgere un ruolo determinante sulla scena internazionale.
Dal carteggio riportato in questo libro emerge chiaramente l’ostilità dei governi britannici verso De Gasperi, considerato un serio ostacolo ai piani di Oltremanica per il controllo del Canale di Suez e del Medio Oriente. Fra coloro che vedevano come il fumo negli occhi lo statista italiano c’era Winston Churchill, riportato in sella dai conservatori nel 1951 per salvare l’impero coloniale ormai al tramonto: egli considerava gli italiani «amici e alleati di infimo valore» (p. 199). De Gasperi, presidente del Consiglio e leader della Democrazia Cristiana, poteva contare invece sull’endorsement politico, oltre che sul sostegno economico, degli Stati Uniti.
Gli AA. riportano, fra gli altri, documenti interni di Downing Street, del Foreign Office e dei servizi segreti britannici, per mezzo dei quali ricostruiscono la guerra clandestina contro il grande statista e le azioni a dir poco spregiudicate della propaganda occulta e della macchina del fango. Il principale strumento, l’Information Research Department, mette in circolazione notizie false e veline che vengono pubblicate da giornali e agenzie di stampa «clienti» dell’intelligence inglese. Nel ruolo di direttori e reporter, ex esponenti dell’Ovra e personaggi con trascorsi poco cristallini sono pronti a fare da cassa di risonanza alle fake news.
Il libro ricostruisce i casi più clamorosi: le false lettere di De Gasperi pubblicate dal Candido, e lo scandalo Montesi costruito a tavolino per colpire il figlio di un altro personaggio di spicco della Democrazia Cristiana, Attilio Piccioni, vice di De Gasperi a Palazzo Chigi e suo delfino. Conflitti internazionali e questioni politiche interne, dunque, vengono mischiate con cronaca nera e giudiziaria.
Gli attacchi mediatici si intensificano negli ultimi anni della carriera politica di De Gasperi, il quale muore improvvisamente il 19 agosto 1954. Al suo decesso potrebbe aver contribuito il dolore per le umiliazioni sofferte nell’ultima fase della sua vita politica: questa è l’ipotesi degli AA., basata anche su un articolo-testimonianza di Giulio Andreotti.
Il grande statista è una delle vittime di quella che dagli AA. viene definita «la maledizione italiana», che colpisce protagonisti della storia italiana deceduti prematuramente o uccisi. Una maledizione che inizia con Cavour e prosegue con Alcide De Gasperi, Enrico Mattei e Aldo Moro. Una maledizione che ha privato l’Italia di leader e di figure decisive in momenti cruciali.