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Denis Edwards, studioso australiano di teologia ecologica, è stato tra i primi ad aver indagato la correlazione tra questa disciplina e la teologia dell’«incarnazione profonda» (deep incarnation), realizzandone una sintesi personale in questo libro. Animato dall’interesse per una teologia ecologica fondata sul mistero di Cristo e mosso dalla necessità di rispondere teologicamente al problema della sofferenza delle creature, egli avanza una proposta che vuole tenere unite creazione, incarnazione e redenzione, superando i limiti di una eco-teologia fondata prevalentemente sulla teologia della creazione.
Il libro si compone di cinque capitoli. Il primo permette di conoscere le origini e i principali sviluppi dell’incarnazione profonda, concetto trattato dal teologo luterano danese Niels Gregersen nel 2001, nel tentativo di dare una «risposta teologica al dolore, all’estinzione e alla morte, come componenti del fenomeno evolutivo» (p. 17). Accogliendo il dato dell’evoluzione per cui la morte biologica precede di milioni di anni la comparsa dell’uomo sulla Terra, Gregersen deduce che morte fisica e dolore creaturale non sono la conseguenza del peccato dell’uomo, ma sono parte di quel «pacchetto completo» di ordine e disordine che è la creazione in evoluzione. Assumendo una carne umana, Dio è entrato nel tessuto di questa creazione sofferente, identificandosi con le vittime della selezione naturale, per compatire con loro e redimerle.
Esposta la dottrina di Gregersen, Edwards prosegue le sue analisi, presentando gli apporti di Elizabeth A. Johnson, Celia Deane-Drummond, Christopher Southgate e Richard Bauckham. In seguito, si confronta con il pensiero di alcuni Padri della Chiesa, in particolare Ireneo di Lione e Atanasio, e con la teologia di Karl Rahner, e nell’ultimo capitolo delinea i capisaldi della sua proposta.
L’A. è persuaso di poter correlare la tesi di Gregersen relativa a una relazione intrinseca tra il Verbo incarnato e le creature con la visione ecologica di Bauckham, che «vede l’incarnazione del Verbo come l’inclusione delle altre specie e della natura inanimata in un mondo relazionale ed ecologico, come il Cristo risorto è presente in maniera amorevole con tutte le creature nel loro carattere relazionale» (p. 165). Facendo riferimento a Rahner, Edwards afferma la possibilità di salvezza e di trasformazione per tutte le creature. Mette in relazione tra loro teologia della creazione, cristologia e pneumatologia, invitando ad approfondire l’opera dello Spirito Santo nell’incarnazione profonda, ponendo una particolare enfasi sul carattere costitutivo delle relazioni cosmiche, evolutive ed ecologiche per il Verbo incarnato e valorizzando il dato della risurrezione.
L’A. suggerisce di considerare la croce come il sacramento della sofferenza redentrice di un Dio che «sopporta i costi dell’evoluzione» (p. 175) per amore delle creature, e come il microcosmo nel quale il dolore del macrocosmo è rappresentato e vissuto fino in fondo. Questa redenzione include il perdono degli uomini insieme all’accompagnamento salvifico delle creature sofferenti, mentre la risurrezione diventa promessa di compimento per l’intero creato.
Particolarmente significativo è il ripensare in questa luce cristologica e cosmica la trascendenza divina, quale onnipotenza d’amore che non diminuisce in questa kenosi di Cristo, ma si mostra in tutta la sua ampiezza: un Dio che liberamente e per amore entra nel dolore dell’intera creazione, e non solo in quello dell’uomo.
Il libro si conclude con una breve riflessione sul contributo che questa proposta potrebbe offrire all’enciclica di papa Francesco Laudato si’, per una teologia sistematica dell’incarnazione.