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Questo è il quarto libro che il gesuita p. Gianfranco Matarazzo dedica alla figura di Abramo, questa volta focalizzandosi sul tema dei conflitti. Seguendo il metodo ignaziano utilizzato anche nei precedenti volumi, il brano di riferimento indicato nel sottotitolo, che ne scandisce il percorso, viene sminuzzato con cura, in un movimento a spirale che lo approfondisce, evidenziando dettagli a prima vista non appariscenti, ma che a uno sguardo più attento si rivelano ricchi di indicazioni. Ci soffermiamo in particolare su due percorsi narrativi, che mostrano i due versanti del tema, esteriore e interiore, tra loro strettamente intrecciati.
Il primo è la descrizione del grande conflitto che vede coinvolti ben nove re (cfr Gen 14,1-2). Ma quando si descrive la battaglia, alcuni di loro restano stranamente in disparte e compaiono altri attori (cfr Gen 14,5); quale può essere il motivo di un tale cambio di registro? Forse è un espediente narrativo per mostrare che, quando si scatena un conflitto, si entra in un gioco troppo grande da gestire, coinvolgendo sempre più persone, con esiti caotici e imprevedibili: «Nonostante i preparativi e i possibili epiloghi, la realtà può non confermare le nostre pur ragionevoli previsioni» (p. 61). A questo scenario vengono dedicati ben 10 esercizi, invitando l’orante a riconoscere in queste descrizioni dei precisi copioni «che tendono a ripetersi in situazioni di conflitto», e a confrontarsi con le proprie vicende di caos.
L’altro grande tema che emerge in questo scavo è il discernimento di Abramo. L’analisi del testo ne evidenzia aspetti fondamentali: egli va contro la logica, rifiutandosi di scegliere una dimora sicura. È inoltre capace di scelte coraggiose e generose: non esita a soccorrere Lot, che non si è comportato bene con lui, e l’intera coalizione di cui il nipote fa parte, mettendo a rischio la propria vita (cfr Gen 14,14-16). Dimostra di avere un cuore libero dalla cupidigia; rifiuta infatti i beni del re di Sodoma, un re malvagio e corrotto, con il quale non vuole avere legami: pur avendogli salvato la vita, non approfitta di questo vantaggio. Offre la decima a Melchisedek, al quale non era obbligato da alcun vincolo, e ne accoglie la benedizione (cfr Gen 14,20-24).
In queste non facili scelte emerge, come un filo rosso, la vera motivazione di Abramo: la sua fede, il legame profondo con il Signore che lo ha accompagnato in tutte queste peripezie con la sua benedizione (cfr Gen 12,2b-3), lo ha aiutato a crescere nella libertà e maturità interiore, ispirando le sue preghiere, intenzioni e azioni, proprio come recita la richiesta preliminare che introduce ognuno dei 94 esercizi proposti.
Per questo il comportamento di Abramo non può essere compreso dalla logica, dalla necessità o dal tornaconto personale, perché capace di «rischiare la propria vita per un bene più grande e complicato» (p. 173). È uno stile di vita capace di comunicare la presenza benevola di Dio, riconosciuta dalle persone più inaspettate, come Melchisedek. Abramo è una figura esemplare, capace di unire amore per Dio e amore per il prossimo: «Mentre i sovrani della zona si affannano a regolare i rapporti tra loro provando a imporre domini gli uni sugli altri, e mentre Lot cerca di dare il meglio di se stesso per portare avanti la sua arrampicata socio-economica, Abram prova ad approfondire la relazione con la popolazione locale e costruisce altari al Signore» (pp. 196 s.).
Ognuna di queste caratteristiche viene rimandata all’orante, con interrogativi puntuali al termine di ogni esercizio, perché, come Abramo, impari a rileggere il proprio percorso di vita nel segno della benedizione del Signore: «Mi capita di sperimentare libertà in situazioni difficili? Cosa rende possibile il mio agire libero? In cosa consiste questa energia? Quando e dove sperimento questa forza?» (p. 195).