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Francesco d’Assisi (1181-1226) è uno dei santi più amati della cristianità, tanto che la sua storia affascina ancora a 800 anni dalla morte. L’agile volume del cardinal Angelo Comastri a lui dedicato non soltanto offre una biografia del Poverello, ma può essere considerato come una guida per scoprire o riscoprire l’insegnamento francescano: «È quello che vogliono proporre queste povere pagine, che tentano di dipingere davanti agli occhi distratti della gente di oggi la via percorsa da Francesco d’Assisi» (p. 7).
L’esistenza dell’Assisiate appare segnata fin dall’inizio, quando Francesco doveva essere Giovanni: «Quando il padre tornò dal suo viaggio, subito si lamentò con Pica per la scelta del nome troppo religioso. E cambiò il nome del figlio: lo chiamò Francesco, in omaggio a un panno che commerciava e che era chiamato “francesco” perché veniva prodotto in Francia. E così il nome Francesco entrò nella storia: entrò a motivo della ricchezza del commercio per indicare un uomo che avrebbe avuto orrore per la ricchezza al punto tale da chiamare “sua sposa” la povertà» (pp. 16 s.).
L’A. va poi al cuore del messaggio che il francescanesimo lascia alla Chiesa, una testimonianza «semplice e allo stesso tempo […] formidabile: Francesco ci invita a prendere sul serio il Vangelo, a prendere sul serio Gesù, a prendere sul serio la via percorsa da Gesù […], perché l’amore rende simili: l’amore genera l’imitazione! La lezione di Francesco sta tutta qui» (p. 73).
L’utopia francescana – si legge tra le righe – è allora possibile e consiste nel «vivere il Vangelo di Gesù alla lettera! E questa utopia ritorna come una sfida in ogni generazione cristiana e la interpella: Dio ha suscitato il francescanesimo proprio per questo!» (p. 82).
Nell’anno in cui si celebra l’ottavo centenario della dipartita al cielo di Francesco d’Assisi, il profondo libro del card. Angelo Comastri consente di avvicinare questa grande figura di santità, attualizzata in riflessioni che fanno comprendere le intenzioni dell’umile frate, così da suscitare in tutti l’imitazione: «E, ancora oggi, il seme gettato da Francesco grida che il Vangelo è un’utopia, ma è un’utopia possibile! Che mistero! Che bel mistero! Che affascinante mistero!» (p. 123).