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Filone (20 a.C. circa – 50 d.C. circa) fu un filosofo ebreo, autorevole esponente della comunità giudaica di Alessandria d’Egitto. Abile nel trovare un senso spirituale e filosofico in personaggi ed episodi biblici (metodo allegorico), egli fu spesso utilizzato dai Padri della Chiesa anche per le sue idee filosofiche. Girolamo lo pone tra gli scrittori ecclesiastici (cfr Gli uomini illustri, 11). Non fa dunque meraviglia che la sua opera Ambasceria a Gaio trovi posto nella collana di Città Nuova «Nuovi Testi Patristici». Si tratta di un’opera fondamentalmente apologetica.
Intorno al 40 d.C. Filone aveva guidato un’ambasceria presso l’imperatore Caligola (Gaio) per chiedergli di far cessare le persecuzioni e le vessazioni contro gli ebrei di Alessandria, scoppiate con violenza nell’anno 38. L’opera è un attacco diretto contro la follia, l’arroganza e l’empietà di Caligola, dipinto come un tiranno privo di ragione e ossessionato dal desiderio di essere venerato come un dio, al punto da voler collocare una sua statua nel Tempio di Gerusalemme. Con un tale personaggio, l’ambasceria non poteva che finire in un totale fallimento, ma Filone ci teneva ugualmente a descriverla, pensando all’imperatore Claudio, successore di Caligola. Lo scopo era di convincere il nuovo sovrano a ristabilire i diritti degli ebrei e a proteggerli, come aveva fatto il capostipite Augusto.
Questa edizione, molto accurata, riproduce il testo greco di Leopold Cohn e Siegfried Reiter (Berlino, 1915), ma senza l’apparato critico. È la prima traduzione italiana dell’opera, che era già apparsa in edizione greco-francese a cura di un gesuita, André Pellétier (Parigi, Cerf, 1972). Può essere interessante ricordare le recenti scoperte archeologiche relative al «Portico di Caligola», emerse durante gli scavi per la realizzazione del sottopasso di Piazza Pia a Roma, nell’ambito dei lavori per il Giubileo 2025. Esse confermano che l’area dello scavo rientrava negli Horti di Agrippina, vasti giardini imperiali di proprietà di Agrippina Maggiore (madre di Caligola), sulla riva destra del Tevere. Lì ebbe luogo un primo breve incontro tra la delegazione alessandrina e Caligola (cfr Ambasceria a Gaio, n. 181).
Si può anche notare che in questa opera Filone nomina alcuni personaggi che sono menzionati nel Nuovo Testamento, come Ponzio Pilato (nn. 299-305) ed Erode Agrippa I (nn. 179; 261-275). Il giudizio su Ponzio Pilato è estremamente negativo. Di lui viene detto che «era di natura inflessibile, spietato e implacabile» (n. 301) e che il suo governo della Giudea fu segnato da «opere di corruzione, violenze, ruberie, maltrattamenti, minacce, esecuzioni senza processo e perpetrate una dopo l’altra con una infinita e oltremodo insopportabile crudeltà» (n. 302).
Possiamo anche ricordare il pensiero politico di Filone (cfr Introduzione, pp. 42-51). I giudei ci tenevano a vedere riconosciuta la loro particolarità religiosa, che li esentava dal culto pubblico imperiale, ma nello stesso tempo professavano la loro lealtà, come cittadini, nei confronti dello Stato, avendo gli stessi diritti e doveri degli altri sudditi dell’Impero. Così volentieri offrivano sacrifici per l’imperatore, ma non all’imperatore, come pretendeva Caligola. Una lezione valida ancora oggi.