«In un mondo dove le culture si incontrano e si fondono, due strumenti antichi e nobili si uniscono in un dialogo musicale senza tempo. L’oud musulmano e il clarinetto ebraico, portatori di storie e tradizioni millenarie, si rispondono e si intrecciano in un gioco di suoni e silenzi». Così Ziad Trabelsi presenta il nuovo album intitolato semplicemente Dialoghi, scritto e interpretato insieme a Gabriele Coen. In un mondo in cui si alzano le frontiere, si ispessiscono i muri e i confini geopolitici divengono sempre più conflittuali, i due musicisti creano un ambiente musicale e culturale in cui è possibile respirare, ascoltarsi, incontrarsi. Trabelsi porta nel suono del suo oud (antichissimo strumento a corda, cordofono, diffuso in tutto il Medio Oriente e da cui nascerà successivamente il liuto del Medioevo e poi del Rinascimento) le melodie antiche e suggestive del mondo arabo, in particolare di Tunisi, mentre Coen nel suo sax e nei suoi clarinetti fa echeggiare le melodie ebraiche e jazz.
Il disco è un progetto culturale di ampio respiro e una testimonianza di un modo di essere che è fatto di mediazione, di attenzione e di rispetto, come afferma Coen: «Un viaggio attraverso il Mediterraneo alla ricerca di radici comuni, di spazi di dialogo, incontro e conoscenza, concetti particolarmente difficili da far passare in questi anni, ma che costituiscono un tesoro a cui attingere per costruire un futuro di pace da una sponda all’altra di questo grande lago che è il Mediterraneo».
Il cuore pulsante dell’opera, costituita da 11 brani, risiede nel recupero di quell’importante e dinamico clima di scambi culturali che definì la Spagna medievale «crocevia tra ebraismo, islam e cristianesimo»: da Tabarka a Granada, passando per l’Algeria. Possiamo affermare che la geografia di questo progetto attraversa luoghi che non sono semplici ricordi di un dialogo passato, ma veri e propri paradigmi necessari per edificare il futuro.
Il brano iniziale si intitola «Tabarka». Si apre con un pedale di contrabbasso che risuona costantemente nella sua profondità e gravità. Su di esso si appoggia il suono dell’oud che, sperimentando, quasi alla ricerca di una melodia, ci proietta immediatamente in un’altra dimensione culturale e musicale. Il suono del clarinetto, anch’esso basso, con stile improvvisato incrocia le note dell’oud in un discorso evocativo, accennato, ricco di tensione poetica.
Il brano «Hope» sprigiona un’atmosfera di forte dinamica tra sonorità melanconiche, grazie ai fraseggi del sax soprano, che possiede un timbro caldo e allo stesso tempo graffiante, e atmosfere gioiose intessute dall’oud, che evocano momenti di antiche danze mediorientali.
Nel brano «Sguardo», il tema, dopo un’introduzione di basso, si sviluppa su un motivo ascendente che porta gli strumenti a creare quasi un trampolino sonoro per la voce di Ziad, profonda e armoniosa. Il brano narra di un amore inatteso, improvviso: un incontro casuale, ma che diventa destino e, come ogni amore, deve essere contemplato e custodito con le proprie mani.
Oltre all’incanto della musica, occorre anche sottolineare la bellezza della copertina che presenta la «Mano di Fatima / Khamsa», che diviene il simbolo condiviso dalle tradizioni islamica ed ebraica e che rappresenta il desiderio di un vero dialogo culturale del Mediterraneo, partendo proprio dalla musica. Se infatti nella tradizione islamica la mano richiama Fatima, figlia del profeta Maometto, detentrice della fede, della temperanza e della pazienza, nella tradizione ebraica è identificata con Miriam, sorella di Mosè, le cui dita possono rappresentare i cinque libri della Torah.
In questi tempi in cui sembrano prevalere i monologhi, i forti nazionalismi e gli estremismi identitari, l’album Dialoghi rappresenta un’opera artistica che aiuta ad avere uno sguardo diverso sul mondo, più ampio, profondo, mistico e, quindi, rivoluzionario.