Il circo contemporaneo, per sua natura, varca mondi lontani, spesso immaginari, perché il suo valore risiede proprio nella capacità di superare i confini. Per Romaeuropa Festival, quest’arte si mette al servizio di un tema intimo e complesso: la rivelazione mistica. Mystica, creazione di Movedbymatter e Muziektheater Trasparant, diretta da Kasper Vandenberghe, porta in scena le esperienze di otto donne mistiche cristiane, sufi, taoiste e indù, dall’VIII al XVI secolo: Ildegarda di Bingen, Mirabai, Teresa d’Avila, Sun Bu’er e altre cinque donne il cui nome non viene specificato. I loro testi, reinterpretati poeticamente da Elisa Demarré, si intrecciano alle musiche di Timo Tembuyser e Jens Bouttery, accompagnando il volteggiare delle artiste Lia Vilão, Lina Isaksson e Marta Camuffi.
Lo spettacolo non separa gli artisti dal pubblico, ma invita a condividere uno spazio comune, esponendo tutti sulla soglia, in modo da farne esperienza. Così la distanza tra platea e palcoscenico, che solitamente definisce due realtà distinte, viene annullata. Come accadde a Mosè davanti al roveto ardente sul monte Oreb, la prima reazione è quella di mettersi a distanza, in posizione di spettatore. Ma Dio lo richiamò, lo invitò ad avvicinarsi e a togliersi i sandali, perché potesse entrare nel luogo dell’incontro (cfr Es 3,1-10). Allo stesso modo, restare «al di qua» rende osservatori distanti; ridurre la distanza permette invece un’esperienza contemplativa. È nel luogo del «tra», dove lo spazio acquisisce una densità, che l’esperienza si fa mistica, e la relazione sacra. La mistica diventa così corale, rivelando nell’intimo di un incontro tra due qualcosa che può essere condiviso con molti.
L’atmosfera è magnetica e sospesa, come gli artisti che si esibiscono con la tecnica della «sospensione capillare»: un’antica pratica circense dalle origini cinesi, riemersa nel tempo attraverso sperimentazioni e sventure. Le acrobazie avvengono in aria, con gli artisti appesi per i capelli, mentre i testi delle mistiche innalzano i pensieri e scavano negli interrogativi dell’esistenza. Il volo delle artiste diventa immagine del desiderio di ascesi, proprio non solo dei visionari, ma di ogni persona che sia alla ricerca della Verità. Gli acrobati incarnano la condizione umana, tesa tra cielo e terra, abitata da una sete di Dio che non annulla la fragilità, ma la illumina.
Lo spettacolo mostra che la mistica non nasce dall’uscire fuori da sé, bensì dall’entrare sempre più in profondità. Trasforma silenzio in suono, e vuoto in pienezza, e lo spettatore assiste a questa inversione dei poli nella leggerezza delle circensi. Come è stato ricordato al convegno di studi La mistica, i fenomeni mistici e la santità, presso la Pontificia Università Urbaniana, la mistica coinvolge anima e corpo, trasforma la contemplazione in azione e diventa garante di una relazione. I testi intonati danno senso ai gesti acrobatici e vi fanno riecheggiare immagini visionarie con le quali si cerca di spiegare l’indicibile mondo interiore: il «dietro gli occhi», evocato da santa Teresa d’Avila; l’equilibrio tra opposti; i sapori sublimi di dolci gustati prima ancora di averli assaggiati.
L’esperienza mistica non rende possibile l’impossibile, ma trasfigura l’ordinario attraverso lo sguardo di Dio che si rivela nell’incontro di amore. Mystica invita a guardare in questa direzione. Alla fine emergono domande di stupore, di ricerca, di comprensione e di illuminazione: interrogativi che continuano ad abitare occhi, mente e cuore anche in seguito.