«Non si vedono spesso magistrati quaggiù»: è la frase pronunciata da una educatrice mentre sta togliendo i pidocchi ai giovani detenuti, e rivolta a Francesca Morvillo, sostituto procuratore del Tribunale minorile di Palermo. È proprio lei la protagonista di questa pellicola, diretta da Simona Izzo e Ricky Tognazzi (per la seconda volta assieme, dopo tanti anni dall’ultimo film Io no, del 2003) e tratta dal libro Francesca. Storia di un amore in tempo di guerra, di Felice Cavallaro, ora disponibile anche su Amazon Prime. L’attrice Ester Pantano riesce a dare spessore al personaggio di Francesca Morvillo, mostrandone la determinazione e l’entrare nel merito delle situazioni, come ad esempio il grattacapo dei fondi non arrivati per materassi e altro materiale indispensabile alla quotidianità dei giovani detenuti.
Non è infatti il classico film su Giovanni Falcone, bensì sul profondo sentimento che ha travolto la vita del magistrato. Il fulcro è proprio la figura di Francesca, colei che per lungo tempo è stata spesso designata come «la moglie di Falcone», ma che invece è stata molto di più: ha dato infatti un contributo importante al pool antimafia.
In un mondo ancora a predominanza maschile – va ricordato che l’entrata delle donne in magistratura è avvenuta ufficialmente nel 1965 –, Francesca si distingue per la sua competenza e voglia di combattere, anche contro una visione, per così dire, «fatalista». Lo si vede in questa pellicola quando prende a cuore il caso di un suo ex alunno che viene arrestato perché accusato di aver ucciso il padre, dimostrando che spesso il male peggiore è l’omertà imperante, supportata dalla convinzione comune che i ragazzi cresciuti in quell’ambiente siano solo capaci di atti efferati e non possano avere un futuro migliore, diverso dall’eredità dei loro padri.
Emblematica la scena di una conferenza, durante la quale lei dirà: «Questi ragazzi che crescono bevendo “latte e mafia” hanno bisogno di noi», suscitando, per la sua visione e proposta rieducativa, perplessità nei colleghi presenti e, al tempo stesso, approvazione in Giovanni, che «casualmente» vi assiste.
Al primo incontro – un pranzo tra amici, questo veramente casuale –, gli sguardi scambiati tra i due lasciano presagire che il destino di entrambi da quel momento non sarà più lo stesso. Giovanni (Primo Reggiani) cercherà in seguito di creare occasioni «casuali» per rivedere Francesca, da cui è attratto, ma che anche stima profondamente. I due hanno infatti «gli stessi ideali di giustizia, lealtà, volontà di cambiare il mondo», come ammetterà il marito di Francesca (Claudio Crisafulli) quando capisce che dovrà lasciarla andare.
Il film mostra un aspetto meno noto di Falcone, più intimo e poco conosciuto, ma non per questo meno importante. Le scelte coraggiose portate avanti nel campo professionale comporteranno dure conseguenze sul piano personale: la paura per l’incolumità del proprio partner, il dolore e la fatica nell’affrontare tanto male nel nome della giustizia, resi ancora più pesanti dal susseguirsi delle morti dei colleghi attorno a loro.
La regia, nonostante sia molto asciutta, riesce a focalizzarsi sul personaggio di Francesca, che emerge in maniera preponderante. Giovanni infatti è sempre riferito a lei; sembra che parli attraverso i suoi occhi, tanto che il titolo del film potrebbe essere solo «Francesca».
La sceneggiatura lascia raccontare la storia che parte da un’ottica privata, facendo paradossalmente sperare in un finale diverso, sebbene si conosca già il tragico epilogo, ma non ne dimentica mai la dimensione pubblica e politica, sia perché è stata determinante per la formazione individuale di entrambi, sia perché è necessario riconoscerne la portata storica. Il film ha infatti il merito di far interrogare lo spettatore sulla responsabilità personale, su quanto le scelte di vita possano incidere sulla collettività.
A tale proposito, il 22 settembre ad Agrigento, è stata organizzata dall’associazione sicula La Strada degli Scrittori, che si occupa di ripercorrere i luoghi vissuti dagli scrittori e quelli descritti nei romanzi, una proiezione gratuita del film con ospiti l’autore del romanzo e l’attrice protagonista. Il 26 novembre è stata la volta della città di Roma, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, con la presenza di importanti personalità del mondo giuridico: in particolare, Pietro Gaeta, Procuratore Generale della Corte di Cassazione; Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale dei Minorenni di Catania; Claudia Caramanna, Procuratrice del Tribunale dei Minorenni di Palermo, oltre al produttore, Andrea Maffini, e al regista Ricky Tognazzi. L’augurio è che vengano realizzate molte altre iniziative similari, soprattutto in ambito scolastico, per far conoscere e dare il giusto merito al personaggio di Francesca – spesso tenuto in ombra da quello maschile che l’ha accompagnata nella vita – e, più in generale, a questa pagina recente del nostro passato, le cui tracce sono purtroppo presenti ancora oggi, anche se in forma diversa e magari più subdola. La mafia non è morta, ma è solo trasformata.