A 22 anni dalla scomparsa, grazie a Ensemble per Bianca D’Aponte, per la prima volta la voce di Bianca D’Aponte valica i limiti del tempo e ci raggiunge in tutta la sua purezza. Il progetto che ha reso possibile questo album postumo, uscito il 24 ottobre 2025, sembra a tutti gli effetti un miracolo di filologia musicale. Il filo che lega il luminoso ricordo della cantautrice aversana, venuta a mancare all’età di 23 anni mentre era intenta a registrare il suo primo lavoro in studio, si riannoda al presente nelle 10 tracce che compongono il disco, ognuna delle quali restituisce un riflesso della luce interiore di Bianca. Il filo della memoria, del resto, non si è mai spezzato, dal momento che rivive nel Premio Bianca D’Aponte, la rassegna musicale che ogni anno celebra il suo immenso talento, valorizzando e premiando i talenti di altre giovani cantautrici della scena italiana.
È nell’ambito del Premio, infatti, che hanno preso forma il gruppo promozionale (Noi siamo un Arcipelago), il collettivo artistico (Ensemble per Bianca) e contestualmente l’idea di raccogliere, opportunamente restaurato, il materiale sonoro a disposizione in quell’album che Bianca non è mai riuscita a incidere. I 13 musicisti che hanno partecipato al lavoro, da Bungaro a Fausto Mesolella, hanno cercato di rendere l’aura di ciascuna canzone con accompagnamenti strumentali coerenti e intensi che disegnano progressivamente un profilo a tutto tondo della cantautrice. A cominciare dalla prima traccia, «Anima scalza», le cui immagini lunari ed evanescenti sembrano davvero preannunciare il destino della giovane artista, chi ascolta ha la possibilità di entrare in quello che nel booklet John Vignola ha definito «folk senza patrie», un genere unico i cui confini coincidono senza residui con l’immaginazione dell’autrice.
L’anima scalza è infatti quella femminile di Bianca, la cui voce emerge dalla penombra del passato come qualcosa di vivo e di intatto nella sua freschezza giovanile: una voce «scalza», in quanto ancora (o già consapevolmente) libera dalle ansie dell’apparire e del produrre; una voce libera persino da quell’esigenza, tipica dell’adolescenza, di nascondersi o di fuggire. Al contrario, la personalità di Bianca, come testimoniano i genitori, gli insegnanti e gli amici nel corso del podcast che Rai Radio Techetè ha dedicato all’artista aversana nel 2024 (Una chitarra e una tazza da tè) è assolutamente esuberante, creativa e al contempo desiderosa di comunicare, di esprimersi. Come ricorda ancora Vignola nel booklet, il segreto di Bianca sta tutto in quel «qualcosa di cristallino» che «non è ancora incrinato dalle inevitabili disillusioni e nemmeno da ripensamenti, malizie tecniche o necessità, per così dire, mercantili».
In effetti, basta scorrere i versi di una delle canzoni più rappresentative del suo modo d’essere, «Benvenuto anche a te», per accorgersi di come nella scrittura di D’Aponte si fondano una grande forza d’animo e una sensibilità estrema nell’unica fisionomia di uno spirito nomade, innamorato della vita e attento a chi in questo mondo, distratto e veloce, è rimasto indietro. Così infatti recita il testo di questa «nenia gitana» che mescola bene la dolcezza del genere musicale con la carica – a tratti eversiva – di un messaggio di accoglienza incondizionata: Benvenuto fratello smarrito / nel destino di un mondo che non ha capito / Benvenuto, benvenuto anche a te.
È molto più che una coincidenza il fatto che l’ultimo brano – intitolato «Straniero» – sia una dedica a tutti coloro che, come Bianca, si sono sentiti a volte stranieri in questa vita, eppure cittadini di quella patria senza frontiere che si spalanca ogni volta che nasce una storia: Straniero / Resta un po’ con me / Non ti chiederò il tuo nome / Non ti chiederò / Straniero / Vengo insieme a te / Nel tuo viaggio nelle storie / Guidami nel mondo che c’è in me.
In ogni caso, Ensemble per Bianca D’Aponte va salutato oggi come la prima felice traduzione discografica della capacità di scrittura di una giovane donna la cui stella non ha avuto il tempo di tramontare e che, sotto altre sembianze, cammina ancora tra noi: La mia favola adesso danza / Per le strade, zaino in spalla / Come pallida anima scalza («Anima scalza»).