«Non restò altro che ricordare le parole,falsamente ironiche, del poeta andaluso:“Oh, la vita che gli uomini cercano di vivere!Oh, la vita che conducono nel mondo in cui sono!Poveretti, poveretti… Non sanno amare”».
(Michel Houellebecq, La possibilità di un’isola)
Visto il carattere antropologico del concetto di peccato originale, che è al centro dell’esperienza di ogni uomo e della sua ricerca esistenziale d’amore e di felicità, è interessante cercare di coglierne la portata in dialogo con la letteratura. Nelle pagine di un romanzo, le grandi domande trovano forma narrativa, i grandi temi esistenziali al cuore di ogni ricerca umana di senso – come la morte, la sofferenza, la libertà e l’amore – si incarnano nelle avventure di un personaggio. Le vicende di un protagonista – nelle quali ogni lettore può riconoscere un elemento di universalità – diventano l’occasione per mettere a nudo le proprie paure, angosce, speranze e desideri. In questa ottica, monsignor Staglianò, presidente della Pontificia accademia teologica, scrive nella sua presentazione di Cosa è la «Pop-Theology»? Un Manifesto in 10 punti: «Se la teologia vuole eseguire il suo compito, dovrà parlare oltre l’ambito concettuale dell’accademia e cercare un nuovo linguaggio comunicativo che includa una conoscenza della fede incarnata e connessa, corrispondente alle modalità culturali con cui il popolo scopre e vive il senso della propria vita»[3].
Alla luce di tale invito, le pagine che seguono possono essere lette come un tentativo di parlare del concetto teologico-antropologico di peccato originale nel linguaggio «incarnato» della letteratura. Perché con Michel Houellebecq? Lo scrittore è abile nel cogliere lo spirito della nostra epoca, la «lotta» dell’uomo contemporaneo nella sua quasi disperata – e a volte frustrata – ricerca di amore e felicità. Il desiderio insoddisfatto di amare ed essere amati è il tema centrale della sua opera e, allo stesso tempo, potrebbe essere considerato l’effetto principale del peccato originale nell’esperienza concreta di ogni uomo. L’opera di Houellebecq nella sua totalità – dal suo primo romanzo, Extension du domaine de la lutte[4], del 1994, all’ultimo, Anéantir[5], del 2022 – può dunque costituire un valido riferimento per cogliere la portata del concetto teologico di peccato originale per il mondo di oggi. In particolare, nell’insieme della sua produzione letteraria, il romanzo Anéantir rappresenta un punto di svolta. È l’opera più luminosa dell’autore e invita a riflettere sugli orizzonti possibili di salvezza in un mondo segnato dal peccato: il protagonista, Paul, vive un
Contenuto riservato agli abbonati
Vuoi continuare a leggere questo contenuto?
Clicca quioppure
Acquista il quaderno cartaceoAbbonati
Per leggere questo contenuto devi essere abbonato a La Civiltà Cattolica. Scegli subito tra i nostri abbonamenti quello che fa al caso tuo.
Scegli l'abbonamento