La svolta totalitaria del fascismo
La svolta totalitaria del regime fascista avvenne il pomeriggio del 3 gennaio 1925, quando, parlando alle Camere dopo la sospensione per le vacanze natalizie, Mussolini pronunciò parole molto forti sulla situazione politica. Nessuno conosceva il contenuto del suo discorso, neppure il re, sebbene lo avesse incontrato la sera precedente. Il Duce, nel suo intervento, lanciò immediatamente una sfida alle opposizioni, citando l’art. 47 dello Statuto, che conferiva alla Camera il diritto di accusare i membri del governo e portarli davanti all’Alta corte di giustizia. Egli disse: «Domando formalmente se in questa Camera, o fuori di questa Camera, c’è qualcuno che si voglia valere dell’articolo 47 […]. Sono io, o signori, che levo in quest’Aula l’accusa contro me stesso»[1]. E aggiunse: «Ebbene dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto»[2]. Con tali affermazioni il Duce faceva implicito riferimento alle vicende del delitto Matteotti e a tutto ciò che ne era seguìto, compresa la protesta aventiniana. «Se il fascismo è stata un’associazione a delinquere – continuò –, io sono il capo di questa associazione a delinquere»[3]. Dopo questo Mussolini lanciò l’attacco a fondo contro tutti i suoi oppositori politici, affermando che il governo in carica era abbastanza forte per stroncare la «sedizione dell’Aventino»: «Voi state certi – dichiarò in modo categorico – che nelle quarantott’ore successive a questo mio discorso la situazione sarà chiarita su tutta l’area»[4]. Alle minacce seguirono i fatti. Misure di polizia furono subito messe in atto contro i partiti antifascisti.
Tre giorni dopo il discorso di Mussolini alla Camera, il ministro Luigi Federzoni riferì al Consiglio dei ministri i risultati raggiunti: 95 circoli e ritrovi sospetti erano stati chiusi, come pure 150 esercizi pubblici; inoltre, erano state sciolte 25 organizzazioni sovversive e 120 gruppi di Italia Libera; erano stati arrestati 111 sovversivi pericolosi ed effettuate 655 perquisizioni[5]. La repressione poliziesca si abbatté contro la stampa di opposizione – alcune riviste furono chiuse – e in qualche caso anche contro i periodici dell’estremismo fascista, perché critici nei confronti del governo.
Il discorso del 3 gennaio ebbe anche ripercussioni sul governo in carica. Il 5 gennaio i due ministri liberali Alessandro Casati e Gino Sarrocchi diedero le dimissioni e furono sostituiti da Pietro Fedele all’Istruzione e
Contenuto riservato agli abbonati
Vuoi continuare a leggere questo contenuto?
Clicca quioppure
Acquista il quaderno cartaceoAbbonati
Per leggere questo contenuto devi essere abbonato a La Civiltà Cattolica. Scegli subito tra i nostri abbonamenti quello che fa al caso tuo.
Scegli l'abbonamento