Nel dicembre 2024 Ahmad al-Sharaa, partendo da Idlib con un esercito di miliziani, occupava prima Aleppo, poi le altre città della Siria, fino ad arrivare alla capitale Damasco. In pochi giorni il temuto Stato degli Assad cadeva come un castello di sabbia. Il suo esercito abbandonava il campo di battaglia, togliendo le divise, senza combattere. Non valeva la pena morire per un dittatore che aveva massacrato il suo popolo e si era screditato davanti alla comunità internazionale. In ricordo di quei giorni gloriosi, il governo siriano ha dichiarato il 7 e l’8 dicembre festa nazionale. Essa è stata celebrata con grande concorso di popolo[1].
La Siria non è ripiombata nella guerra civile
Nessuno avrebbe scommesso sulla tenuta di un governo retto da un ex militante di al-Qaeda, che aveva governato l’enclave di Idlib con mano forte e con realismo. Altra cosa, commentavano gli osservatori politici, era gestire uno Stato come la Siria, diviso in diverse etnie e appartenenze religiose. Non sembrava possibile tenere unito un Paese così eterogeneo[2], con una maggioranza sunnita molto motivata e una significativa minoranza sciita agguerrita, la quale, con la cacciata degli Assad, aveva perso il potere e la capacità di influire sullo Stato centrale. Subito al-Sharaa aveva fatto dell’unità nazionale il punto centrale della sua azione di governo, chiedendo il disarmo delle diverse fazioni e l’unità delle forze armate nazionali.
Considerando poi ciò che è accaduto dopo la fuga di Assad da Damasco, la Siria non è ripiombata nella guerra civile, un destino toccato ad altri Paesi arabi dopo le loro violente rivoluzioni. Il Presidente è stato un pragmatico filo-occidentale, guadagnandosi il sostegno e la simpatia di molti Paesi. Certo, l’economia siriana è stata devastata dalla guerra e dalle sanzioni. Il Pil è diminuito di oltre il 70% dal 2011[3]. Molte persone hanno perso il lavoro e vivono di poco: il salario medio è di un dollaro al giorno. L’economia non è crollata, ma la situazione finanziaria di molti siriani è peggiorata dopo la liberazione. Centinaia di migliaia di dipendenti pubblici sono stati licenziati e i sussidi, a causa della scarsità dei mezzi, vengono tagliati. Inoltre, l’allentamento delle sanzioni statunitensi non ha ancora prodotto grandi risultati sul piano economico. La ricostruzione del Paese è praticamente inesistente.
“L’economia siriana è stata devastata dalla guerra e dalle sanzioni. Il Pil è diminuito di oltre il 70% dal 2011.
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