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Cultura e società

«Infinite Jest», di David Foster Wallace

Diego Mattei

5 Marzo 2026

Quaderno 4203

David Foster Wallace (Elaborazione su foto di Steve Rhodes/Flickr)

L’1 febbraio del 1996 usciva per i tipi di Little, Brown and Company di New York il romanzo di David Foster Wallace Infinite Jest. Quest’anno ricorrono 30 anni dalla sua pubblicazione ed è ancor oggi considerato uno dei romanzi più complessi e discussi della letteratura statunitense. Romanzo-mondo, Infinite Jest costituisce uno spartiacque della letteratura post-moderna e sancisce l’impegno del suo autore per una letteratura capace di affrontare i grandi temi della vita, mettendo da parte l’uso della metaletteratura e dell’ironia[1].

Infinite Jest deve il suo titolo a una citazione dell’Amleto di Shakespeare[2], quando il giovane principe danese tenendo in mano il teschio di Yorick, buffone di corte del re padre, afferma: «Ah, povero Yorick! L’ho conosciuto, Orazio, un giovanotto d’infinita arguzia e d’una fantasia impareggiabile». La fantasia impareggiabile del buffone viene ricordata per esprimere la precarietà della vita e il tema classico del memento mori. L’arguzia infinita di Yorick diventa in Infinite Jest il divertimento infinito, assoluto, e perciò mortale.

Vita

David Foster Wallace nasce a Ithaca (New York) il 21 febbraio del 1962 e cresce nel Midwest, nell’area metropolitana costituita dalle città di Champaign e Urbana (Illinois), dove ha sede l’Università statale dell’Illinois, nella quale il padre insegna filosofia. I suoi genitori sono James Donald Wallace e Sally Jean Foster; come autore David deciderà di assumere il doppio cognome[3].

Terminate le scuole superiori, viene accolto nel prestigioso College di Amherst, dove anche il padre aveva studiato. Ne segue le orme e ben presto rivela un’intelligenza acuta e brillante. Per i suoi testi di filosofia modale e matematica riceve dei riconoscimenti importanti. La sua tesi di laurea in filosofia viene premiata nel 1985 dal Memorial Prize Gail Kennedy e nel 1987 vince il Whiting Writer’s Award come scrittore emergente per La scopa del sistema, romanzo ricavato dalla sua seconda tesi di laurea, in letteratura inglese[4].

Diviso tra l’amore della letteratura e quello per la filosofia, presenta domanda di dottorato in filosofia in varie università, viene accolto sia a Princeton che ad Harvard e decide di entrare in quest’ultima. Purtroppo fin da giovanissimo David soffre di depressione e assume medicinali per poterla controllare. Il primo racconto da lui pubblicato  – sulla Amherst Review –, Il pianeta Tillafon in relazione alla cosa brutta, è dedicato alla descrizione della depressione. Essa costituirà un tema ricorrente della narrativa – ad anni di distanza scriverà il racconto La persona depressa nella raccolta

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«Infinite Jest», di David Foster Wallace

Diego Mattei

Scrittore de La Civiltà Cattolica.


5 Marzo 2026

Quaderno 4203

  • pag. 334 - 346
  • Anno 2026
  • Volume I

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Letteratura Modernità Narrativa

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