Mater Populi fidelis, la nota dottrinale su alcuni titoli mariani, pubblicata dal Dicastero per la dottrina della fede e approvata da papa Leone XIV, costituisce un intervento magisteriale che riguarda non solo il dibattito mariologico accademico degli ultimi decenni, ma anche le esperienze mistiche e i movimenti spirituali che da molti anni postulano di introdurre ufficialmente i titoli di Maria «corredentrice» e «mediatrice» di tutte le grazie[1]. La notasi esprime sull’adeguatezza di tali titoli, ma innanzitutto cerca di spiegare che l’importanza e la bellezza della cooperazione di Maria all’opera della salvezza di Dio non dipende da queste denominazioni o appellativi; anzi, esse potrebbero offuscare la fede cattolica in quella che è la Madre di Gesù e la Madre nostra.
Il card. Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, nella Presentazione della nota, sottolinea che «non si tratta di correggere la pietà del popolo fedele di Dio, che riscopre in Maria rifugio, forza, tenerezza e speranza, quanto soprattutto di valorizzarla, riconoscerne la bellezza e promuoverla». D’altro lato, la valorizzazione della pietà mariana esige a volte dei chiarimenti da parte del magistero della Chiesa, per «mantenere il necessario equilibrio che, all’interno dei misteri cristiani, deve stabilirsi tra l’unica mediazione di Cristo e la cooperazione di Maria all’opera della salvezza» (n. 3).
Le radici bibliche e patristiche della devozione mariana
Le diverse forme della devozione mariana nascono e si sviluppano nella Chiesa grazie al senso della fede del popolo credente e alle esperienze spirituali di santi e mistici. La nota, però, offre un ampio approfondimento biblico, che rappresenta uno degli assi portanti del documento. Essa fa notare, innanzitutto, che Maria può essere considerata il «testimone privilegiato» dei fatti dell’infanzia e della vita di Gesù. Nel prologo del suo Vangelo, Luca parla di testimoni oculari che hanno trasmesso gli avvenimenti «fin da principio» e, tra questi testimoni, «risalta Maria, protagonista diretta del concepimento, della nascita e dell’infanzia del Signore Gesù» (n. 7). La devozione mariana, pertanto, non è un’aggiunta tardiva ai racconti evangelici, ma è radicata nella testimonianza apostolica stessa, poiché Maria fu testimone oculare degli eventi salvifici, dall’Annunciazione alla Pentecoste.
La partecipazione di Maria all’opera salvifica di Cristo è attestata dalle Scritture, che presentano l’evento salvifico come promessa nell’Antico Testamento e compimento nel Nuovo. Il documento menziona il cosiddetto «Protovangelo», cioè Gen 3,15, dove «già si intravede Maria», perché «lei è la Donna che partecipa alla vittoria definitiva contro il serpente»
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