La Conferenza sui cambiamenti climatici Cop30 (10-22 novembre 2025) si è conclusa un giorno dopo la scadenza prevista, dopo intensi negoziati e tempi supplementari. Si è tenuta a Belém, un porto fluviale industriale del Brasile, alle porte dell’Amazzonia, la foresta più vasta al mondo, cruciale per lo stoccaggio di anidride carbonica e i servizi ecosistemici al pianeta Terra (o Acqua)[1].
La sede ha permesso agli indigeni amazzonici, e non solo, di far sentire la propria voce, come pure a migliaia di climattivisti, che nelle Cop precedenti, prima per il Covid-19 e poi per le restrizioni alla libertà di manifestazione, erano stati meno sonori e visibili. Hanno partecipato 50.000 delegati, di cui oltre 1.600 lobbisti dell’industria dei combustibili fossili. Si sono svolti, inoltre, eventi interreligiosi per promuovere una più grande sensibilità per il creato. Si è fatta pure sentire la voce di gruppi evangelici pentecostali brasiliani favorevoli al capitalismo estrattivo in Amazzonia.
Insieme a diverse decisioni, a Belém è stato approvato l’accordo politico Mutirão Decision, e la Cop30 ha pubblicato una serie di altri documenti[2]. La parola mutirão, della tradizione amazzonica, indica l’impegno collettivo per raggiungere un obiettivo.
Alla Conferenza era assente la delegazione Usa, dopo il ritiro dall’Accordo di Parigi da parte del presidente Donald Trump all’inizio del suo secondo mandato. Erano presenti gli altri 194 Stati che avevano ratificato la Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc), siglata nel 1992 a Rio de Janeiro. Tuttavia l’attenzione politica è sembrata più rivolta al G20 che si doveva tenere il 22-23 novembre a Johannesburg (Sudafrica), pure in questo caso con la defezione degli Usa per contrasti con il Paese ospitante. Anche la Santa Sede e l’Unione europea avevano sottoscritto la Unfccc e l’Accordo di Parigi della Cop21 con l’obiettivo principale di limitare l’innalzamento del riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C rispetto all’era preindustriale, puntando a 1,5°C.
Le notizie climatiche non sono affatto rassicuranti. Sei dei nove planetary boundaries («confini planetari»)[3] sono stati superati. La World Meteorological Organization (WMO) rilevava che nell’ottobre 2025 la temperatura media era di 1,55°C superiore all’era preindustriale. L’Agenzia Onu per i rifugiati calcola che nel 2024 tre quarti dei 120 milioni di profughi e sfollati vivevano in luoghi severamente colpiti dai cambiamenti climatici. Nell’Ue aumentano i morti per colpi di calore, ma si sta tirando il freno nell’attuare il Green Deal, per timore di mettere in crisi alcuni comparti industriali e aumentare la
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