La conversione di Bartolo Longo
L’annuncio vaticano del 25 febbraio 2025 sulla canonizzazione di Bartolo Longo (1841-1926) è stato, per certi versi, più sorprendente di quanto il lettore medio possa aver colto. La nota biografica ufficiale si limitava a una riga: «Il beato Bartolo fu un avvocato napoletano che inizialmente disprezzava la Chiesa, ma si convertì e fu promotore del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei»[1]. Mai prima d’ora il passato del beato, recentemente canonizzato[2] – che, quando frequentava l’università, negli anni Sessanta dell’Ottocento, aveva rinnegato la fede ed era diventato un sacerdote di Satana – era stato evocato in termini così espliciti. Eppure, se lo si fosse chiesto a lui stesso, Longo non avrebbe esitato ad ammettere di essere stato un grande peccatore. Le sue ultime parole lo evidenziano: «Il mio unico desiderio è vedere Maria, colei che mi ha salvato e mi salverà dalle grinfie di Satana»[3].
Nel 1975, quando furono riconosciute le virtù eroiche di Longo, il decreto vaticano si esprimeva con ben altra cautela: vi si affermava semplicemente che da studente aveva partecipato a «sedute spiritiche e che la sua fede si andava indebolendo di giorno in giorno»[4]. Ancora più eufemistico il linguaggio del decreto sul miracolo per la beatificazione, nel 1980: «Conseguita la laurea in giurisprudenza, dopo un breve periodo di trascuratezza religiosa, nel 1865 si convertì pienamente alla fede e aderì a Cristo e alla sua Chiesa con grande fervore»[5].
Tuttavia, nello spirito del Grande Giubileo del 2000, la Chiesa ha cominciato a parlare in modo nuovo dei peccati e delle mancanze dei suoi membri. Papa Benedetto XVI, durante la sua visita al Santuario di Pompei, nel 2008, avviò una riflessione più aperta sul passato oscuro di Bartolo Longo. In quell’occasione menzionò il suo anticlericalismo militante, le sue pratiche superstiziose e spiritistiche e, soprattutto, la sua radicale conversione «da persecutore in apostolo: apostolo della fede cristiana, del culto mariano e, in particolare, del Rosario, in cui egli trovò una sintesi di tutto il Vangelo»[6]. Sedici anni dopo, anche papa Francesco ha parlato apertamente di Bartolo Longo, ricordandone la perdita della fede e la salvezza come frutto di un intervento divino, che lo sottrasse a un’aspra lotta per farne un apostolo[7].
La risposta alla domanda formulata nel titolo di questo articolo – «I peccatori possono diventare santi?» – appare dunque positiva, anche quando si
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