Immagini accuratamente elaborate dall’intelligenza artificiale, bisogni indotti dalle dinamiche del consumo, flussi di informazioni frammentate, logiche di post-verità, identità mediate da avatar e promesse di esperienze piacevoli, immediate e controllabili: queste configurazioni simboliche, tipiche della postmodernità, non operano più soltanto come dispositivi di evasione, ma danno forma a veri e propri spazi esistenziali in cui si vive.
In questo contesto, il criterio del reale si è progressivamente spostato nell’ambito della libertà individuale, cosicché il confine tra realtà e illusione tende a sfumarsi. Nella misura in cui il tessuto sociale si frammenta in una giustapposizione di «realtà» particolari, cambiano i modi di configurare l’identità e i valori che orientano l’esistenza; il soggetto è esposto a una solitudine crescente, mentre la vita comune è attraversata da conflitti sempre più profondi.
In questo scenario, sembra urgente cercare cammini che consentano di accogliere la realtà senza evaderla né possederla, e chiedersi se il cristianesimo possa offrire una via per riconciliarsi con il reale e restituire spessore e senso alla vita.
Intrappolati in un’illusione
L’illusione del reale non dipende tanto dal fatto che le cose esistano o meno, quanto dal valore che attribuiamo ad esse. Se assegniamo un valore falso a un oggetto, finiamo per desiderare o credere di aver bisogno di ciò che non è dovuto. Nella mitologia greca, Issione, re dei Lapiti, accolto come ospite nella casa di Zeus, volle andare oltre questa eccezionale ospitalità e credette di poter possedere Era, la sposa del padrone di casa. Zeus, accorgendosi del suo delirio, permise che la sua ambizione si rivelasse, presentandogli una nuvola con le sembianze della dea. Issione, accecato dalle proprie passioni, si unì alla nuvola, e da questa unione nacque il Centauro, un essere che incarna la mancanza di misura, qualcosa che non giungerà mai a una piena umanità. L’errore non era nell’esistenza della nuvola, ma nella cecità del re (offuscato), che preferì l’apparenza di un desiderio soddisfatto piuttosto che vivere in pienezza la propria realtà. Il suo autoinganno venne smascherato e gli valse la punizione di restare legato a una ruota infuocata che gira eternamente.
Anche noi possiamo rimanere intrappolati, oscillando tra due «realtà»: una illusoria, individuale e apparentemente perfetta, ma vuota; e un’altra comune, segnata da limiti e imperfezioni, ma portatrice di una ricchezza silenziosa. L’illusione offre un conforto immediato di fronte al reale; tuttavia, nel tentativo di trasformarla in realtà, perdiamo la capacità di riconoscere ciò che solo il reale può offrire: il senso
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